Come avevo annunciato nel primo post di questa specie di rubrica di mia invenzione (il titolo non ha niente a che fare con la pizza surgelata della Buitoni, tanto per puntualizzare), vorrei trarre qualche riflessione sulla crisi della legalità in questa caotica quanto affascinante città .Il secondo e immediato post è un buon biglietto da visita per cominciare, ma preferisco partire da un altro punto. Nel corso della già citata puntata di Anno Zero del 21/09, gli ospiti popolari di Santoro, rigorosamente partenopei, indicano come causa di tutti i mali la mancanza di lavoro. La disoccupazione, che a Napoli tocca quota 31.39% (anche se credo che i dati presenti non siano aggiornati), sarebbe l’origine degli episodi assortiti di violenza (c’è un’ampia gamma di scelta); tali episodi di violenza sono giustificati come uno stile di vita determinato dall’istinto di sopravvivenza, che prende il nome di «arrangiarsi». In parole povere, si rapina per necessità , si diventa criminali per necessità , ci si affilia alla Camorra per necessità . Già , perché infondo, come sostengono gli ospiti di Santori, sono tutte brave persone che diventano criminali per sfamare le famiglie, perché il lavoro non c’è.
Qualcosa di strano in fatto di disoccupazione, in effetti, c’è. Se il tasso di disoccupazione nazionale scende ai minimi storici da 14 anni a questa parte (7%), quello partenopeo sale, al massimo ristagna. Perché manca il lavoro? O forse perché non si ha voglia di lavorare?
Chiaro, la situazione non è delle più rosee per molti settori, ma se effettivamente ci si ritrova nella condizione in cui è impossibile mantenere una famiglia, forse sarebbe il caso di accettare un impiego non gradito, in attesa di tempi migliori. E invece no.
A quale scopo lavorare onestamente, quando dalla parte del crimine si guadagna di più. E chi se ne importa se ci sono degli stupidi che lavorano, pagano le tasse e poi subiscono i soprusi di un far west metropolitano.
Ciò che gli ospiti di Santoro non dicono è che se si ha voglia concreta, il lavoro c’è, lavorare onestamente si può, vivere nella legalità non è impossibile, anzi. Ciò che gli ospiti di Santoro volutamente tralasciano, è che del 30% dei disoccupati molti hanno un lavoro, pur risultando nullatenenti e di conseguenza ricevono sussidi statali. In soldoni: guadagno in nero + aiuti statali + evasione fiscale; in alcuni casi, si tratta di una somma discreta.
Poi ci sono ladri, rapinatori/scippatori, spacciatori e tutta una serie di attività collegate alla Camorra che sono sempre redditizie. Se non si lavora onestamente è perché non si ha la voglia per farlo. Non inventiamo scuse, non nascondiamoci dietro un disagio che nella realtà dei fatti risulta essere molto meno esasperato di quanto si voglia far credere. Con questo (e voglio precisarlo chiaramente) non intendo affermare che la disoccupazione non esiste, tutt’altro.
E allora non ci sono speranze, dicono sempre i famosi ospiti. Non ci sono speranze di salvezza, è tutto in mano alla Camorra. Io, invece, vorrei provare a vedere che effetto fa leggere la stessa frase con le parti invertite: la Camorra è nelle nostre mani, interamente.
È una questione sociale, di mentalità , di quella famosa educazione alla legalità che le scuole cercano di impartire agli allievi, quell’educazione che esiste in pochi ed è ignorata da molti. Ignorata per comodità e per ignoranza, nel vero senso della parola. La scuola è solo una prigione a tempo, nient’altro. Sicuramente non è maestra di vita come la strada, sicuramente non prepara il terreno per la società futurible.
E allora che si fa? La speranza siamo noi?
Continua. Presto.