Napoli: la speranza siamo noi? #4

La mitica rubrica Bella Napoli continua con questa notizia di ieri.fonte: Repubblica.it

Napoli, agenti aggrediti dalla folla; avevano appena arrestato un rapinatore


«NAPOLI
- Hanno arrestato un rapinatore e sono stati aggrediti da più di cinquanta persone, tutti amici e parenti del ladro. E’ successo agli agenti del commissariato di Torre del Greco, vicino a Napoli. A fare da sfondo alla scena - che di recente si è ripetuta più volte - i quartieri spagnoli della città partenopea. […]
I poliziotti, arrivati sul posto, si sono imbattuti nei due ladri. Uno è riuscito a scappare a piedi, l’altro, Giuseppe Saltamacchia, 27 anni, a bordo di un ciclomotore, è stato arrestato. L’uomo, con precedenti penali, era già noto alle forze dell’ordine.

Poi, improvvisamente, circa cinquanta persone, in gran parte donne, tutti amici dei due ladri, hanno cominciato a urlare contro i poliziotti, li hanno aggrediti con calci e pugni e spintonati. Nel mirino degli aggressori è finita anche una volante della polizia arrivata a sostegno dei colleghi. Nel caos i poliziotti sono comunque riusciti a difendersi e ad arrestare altre due persone: Elena Forte, 44 anni, che risultata imparentata con il malvivente che è riuscito a fuggire, e Maria Saltamacchia, 24 anni, sorella dei Giuseppe.» [Leggi l’intero articolo]

Quando si parla di crisi della legalità e di delinquenza dilagante si intendeno anche episodi di questo tipo. Non esiste rispetto per le autorità, le parti sono invertite. I buoni sono considerati cattivi, i balordi sono quelli da difendere dagli abusi delle forze dell’ordine. C’è bisogno di dire altro? Aggiungere qualcosa?
Episodi del genere scoraggiano la mia voglia di riflettere e commentare o almeno la voglia di esprimere verbalmente la mia opinione al riguardo.
E allora la speranza siamo noi?

Napoli: la speranza siamo noi? #3

Come avevo annunciato nel primo post di questa specie di rubrica di mia invenzione (il titolo non ha niente a che fare con la pizza surgelata della Buitoni, tanto per puntualizzare), vorrei trarre qualche riflessione sulla crisi della legalità in questa caotica quanto affascinante città.Il secondo e immediato post è un buon biglietto da visita per cominciare, ma preferisco partire da un altro punto. Nel corso della già citata puntata di Anno Zero del 21/09, gli ospiti popolari di Santoro, rigorosamente partenopei, indicano come causa di tutti i mali la mancanza di lavoro. La disoccupazione, che a Napoli tocca quota 31.39% (anche se credo che i dati presenti non siano aggiornati), sarebbe l’origine degli episodi assortiti di violenza (c’è un’ampia gamma di scelta); tali episodi di violenza sono giustificati come uno stile di vita determinato dall’istinto di sopravvivenza, che prende il nome di «arrangiarsi». In parole povere, si rapina per necessità, si diventa criminali per necessità, ci si affilia alla Camorra per necessità. Già, perché infondo, come sostengono gli ospiti di Santori, sono tutte brave persone che diventano criminali per sfamare le famiglie, perché il lavoro non c’è.

Qualcosa di strano in fatto di disoccupazione, in effetti, c’è. Se il tasso di disoccupazione nazionale scende ai minimi storici da 14 anni a questa parte (7%), quello partenopeo sale, al massimo ristagna. Perché manca il lavoro? O forse perché non si ha voglia di lavorare?
Chiaro, la situazione non è delle più rosee per molti settori, ma se effettivamente ci si ritrova nella condizione in cui è impossibile mantenere una famiglia, forse sarebbe il caso di accettare un impiego non gradito, in attesa di tempi migliori. E invece no.
A quale scopo lavorare onestamente, quando dalla parte del crimine si guadagna di più. E chi se ne importa se ci sono degli stupidi che lavorano, pagano le tasse e poi subiscono i soprusi di un far west metropolitano.

Ciò che gli ospiti di Santoro non dicono è che se si ha voglia concreta, il lavoro c’è, lavorare onestamente si può, vivere nella legalità non è impossibile, anzi. Ciò che gli ospiti di Santoro volutamente tralasciano, è che del 30% dei disoccupati molti hanno un lavoro, pur risultando nullatenenti e di conseguenza ricevono sussidi statali. In soldoni: guadagno in nero + aiuti statali + evasione fiscale; in alcuni casi, si tratta di una somma discreta.
Poi ci sono ladri, rapinatori/scippatori, spacciatori e tutta una serie di attività collegate alla Camorra che sono sempre redditizie. Se non si lavora onestamente è perché non si ha la voglia per farlo. Non inventiamo scuse, non nascondiamoci dietro un disagio che nella realtà dei fatti risulta essere molto meno esasperato di quanto si voglia far credere. Con questo (e voglio precisarlo chiaramente) non intendo affermare che la disoccupazione non esiste, tutt’altro.

E allora non ci sono speranze, dicono sempre i famosi ospiti. Non ci sono speranze di salvezza, è tutto in mano alla Camorra. Io, invece, vorrei provare a vedere che effetto fa leggere la stessa frase con le parti invertite: la Camorra è nelle nostre mani, interamente.
È una questione sociale, di mentalità, di quella famosa educazione alla legalità che le scuole cercano di impartire agli allievi, quell’educazione che esiste in pochi ed è ignorata da molti. Ignorata per comodità e per ignoranza, nel vero senso della parola. La scuola è solo una prigione a tempo, nient’altro. Sicuramente non è maestra di vita come la strada, sicuramente non prepara il terreno per la società futurible.
E allora che si fa? La speranza siamo noi?
Continua. Presto.

Monaco sviluppa una distribuzione propria di Linux

fonte: Punto Informatico

Monaco partorisce il suo Linux

«Monaco di Baviera - Dopo un travaglio durato quasi due anni, il Comune di Monaco di Baviera ha dato alla luce una propria versione di Linux da utilizzare in alternativa a Windows. Questo evento segna anche l’avvio della preannunciata migrazione al software open source, a cui la città tedesca si sta preparando dal 2003. […]
Negli scorsi giorni Linux è stato installato sui primi 100 computer desktop del Comune d’oltralpe, a cui entro la fine dell’anno se ne aggiungeranno altrettanti. I responsabili del progetto contano di completare la migrazione per la fine del 2008, una data entro cui Linux e OpenOffice dovrebbero girare sull’80% di tutti i PC desktop dell’amministrazione pubblica di Monaco.
Secondo Florian Schiessl, responsabile del progetto LiMux, una completa migrazione al software open source è oggi ancora “irrealistica”.»

Leggendo questo interessante articolo, che ad ogni modo non è tutto rosa e fiori, mi chiedevo se una cosa del genere potesse accadere anche in Italia.
Il Comune di Monaco di Baviera, già da qualche anno, ha progettato di sostituire il sistema operativo istallato sui computer dell’amministrazione pubblica (Windows e Mac OS) con una distribuzione personalizzata di Linux. L’iniziativa è sicuramente lodevole e degna di molta attenzione, pur procedendo a rilento rispetto ai tempi previsti e non essendo interamente realizzabile per i motivi illustrati nell’articolo.

Dunque, mi chiedevo se fosse possibile anche nel Bel Paese una soluzione di questo tipo. Perché? Mi sembrano ovvie due ragioni e probabilmente ce ne sono delle altre che non ho considerato o che ho distrattamente tralasciato:

  1. In primo luogo, lo sviluppo di una distro personalizzata di Linux, pur comportando ovviamente dei costi di realizzazione, produce un ritorno economico in termini di risparmio. Senza ombra di dubbio, i bilanci di competenza avrebbero una boccata d’ossigeno dovuta al taglio dei costi non indifferenti di acquisto/aggiornamento dei sistemi operativi d’uso comune e dei pacchetti di applicazioni “da ufficio”. Utilizzare Linux e OpenOffice potrebbe essere una mossa in principio rischiosa, azzardata, data la presumibile diffidenza (e incompetenza) nei confronti dell’ambiente Linux; ma guardando più in là, verso un futuro prossimo, ci si renderebbe facilmente conto che il risparmio non è affatto trascurabile.
  2. In secondo luogo, la stabilità di Linux e derivati potrebbe migliorare i servizi, spesso interrotti o prolungati da malfunzionamenti e da improvvisi quanto famosi errori di sistema tipici di Windows. Senza contare che un problema in meno lenisce la frustrazione di chi si trova a lavorare con un sistema che si “impalla” una volta sì e l’altra pure.

Ma volendo essere realisti, quante possibilità ci sono che un progetto del genere possa essere considerato da un governo (penso in grande, non mi accontento delle amministrazioni locali!) italiano? A malinquore rispondo “meno che pochissime”.
C’è qualcuno che può contraddirmi? Qualcuno si faccia avanti, ve ne prego.

Napoli: la speranza siamo noi? #2

Non credevo di dover subito postare il numero 2. E, invece, eccolo qui.
fonte: Repubblica.it

“Mio marito è un killer della camorra” e lui dal carcere ordina ai clan: punitela.

NAPOLI - Aveva sposato un camorrista ma quando lui è finito in carcere per l’ennesima volta lei ha provato a rifarsi una vita. Non più in casa ad aspettare lo stipendio assicurato dai boss alle famiglie dei detenuti. Ma altrove e con un altro status: da moglie di un killer a testimone di giustizia. È andata dai magistrati, ha accusato l’uomo di quattro omicidi. Ora però è in pericolo. Il clan è sulle sue tracce, ha una sua foto. E anche l’ex marito cova sentimenti di vendetta. [Leggi l’intero articolo]

 

Napoli: la speranza siamo noi? #1

L’altra sera guardavo Anno Zero, condotto da Michele Santoro (che non apprezzo particolarmente) su Rai Due. L’intera puntata è stata dedicata alla “mia” città, titolo Napoli e la crisi della legalità. Una trasmissione molto interessante, che mi ha dato modo di riflettere parecchio. Noterete che nel titolo ho inserito un numero, auspicando di iniziare una serie di post a tema.Per prima cosa, indico solo il link dove trovare l’intera puntata di Anno Zero, per invitare visitatori abituali e occasionali, a trarre le proprie riflessioni. Mi rendo conto che la visione necessita di un po’ di tempo, ma se si ha un minimo di interesse per una questione sociale tutt’altro che trascurabile, beh, credo ne valga la pena.

Per adesso passoparola.

Napoli e la crisi della legalità Anno Zero, Rai Due, 21/09/06

Università

Mi sembra di non averne dato l’ufficializzazione, quindi lo faccio adesso.
È dal 11/9 che frequento i corsi di Ingegneria delle Telecomunicazioni. In parole povere, pur non essendo ancora iscritto (ma provedderò al più presto), ho deciso cosa fare (incredibile!). Spero di riuscire nel mio intento, e soprattutto riuscire bene.
Da lunedì orario completo e ai corsi di Analisi I e Geometria e Algebra lineare, si aggiungeranno Fisica I e Elementi di informatica.Cominciano le nuove conoscenze ma il posto riservato alle vecchie resta intoccabile. Se penso che conosco il mio fido compagno d’università da 11 anni e che siamo stati sempre nella stessa classe, quasi non ci credo. Mi dispiace che un primo accenno di stress abbia causato uno spiacevole disguido con l’altro fido compagno, il collega di Giurisprudenza; chissà, magari leggendo questo post potrebbe decidere di mettere, non una, ma un bel po’ di pietruzze sopra quello che è stato solo uno sfogo, indesiderato quanto irripetibile.

E intanto, il quiz per la patente è rinviato a data da destinarsi: damn it.

Pagati per contare i tombini

fonte: Repubblica.it



PALERMO - C’è anche chi viene pagato per contare, ogni giorno, i tombini di una città. E c’è chi prende lo stipendio per controllare, ogni giorno, quanti sono quei loro colleghi che contano i tombini. Tutti hanno la qualifica di ispettori ambientali. Sono una settantina solo a Palermo e guadagnano 800 euro al mese. Prima erano precari, adesso hanno un lavoro fisso. Come quei 397 assunti senza concorso nelle aziende comunali. I loro nomi sono stati tenuti segreti per un po’.

Gli interessati e i loro sponsor si erano appellati alla tutela della privacy, il presidente per la protezione dei dati personali però ha preferito renderli pubblici per la legge sulla trasparenza. Non è stata una gran sorpresa: sono tutti parenti di uomini politici.

Nella Sicilia degli sprechi e degli imbrogli, degli accordi sottobanco, della Regione idrovora con i suoi stellari costi sanitari e i suoi debiti miliardari, si continuano a buttare soldi e a moltiplicare poltrone e compensi e consulenze. È sempre festa a Palermo. Si cancellano 1700 posti letto negli ospedali pubblici, si chiudono guardie mediche, ma quando c’è da assumere figli e mogli e cognati non si bada a spese. L’ha fatto anche il neo presidente dell’Assemblea regionale Gianfranco Micciché. Nello stesso giorno in cui annunciava tagli a Palazzo dei Normanni - venerdì 15 settembre - ha chiesto anche due autisti in più: voleva uomini di fiducia per i suoi spostamenti nell’isola per i prossimi quattro anni. E siccome le auto blu della Regione le possono guidare solo i dipendenti, il presidente del parlamento siciliano prima o poi sarà accontentato.

Con 15mila e 500 dipendenti e quasi 100mila stipendi pagati ogni mesi, la bancarotta della Regione non ci sarà certo per i due prossimi fortunati autisti.
È un circolo vizioso. Denaro investito per sperperare denaro. È il caso di quei settanta lavoratori di “Palermo Ambiente”, azienda costituita tra la Provincia e i comuni di Palermo e Ustica per la gestione integrata dei rifiuti. Formati in un corso finanziato in parte dalla Comunità europea, per sette anni sono stati precari e poi - nove mesi fa - l’assunzione a tempo indeterminato. Una cinquantina di loro ogni mattina esce dall’ufficio, sale in auto e va verso un quartiere. Lì cominciano a contare i tombini e le feritoie sui marciapiedi, quelle per il deflusso delle acque piovane. Poi tornano in ufficio con un foglio zeppo di numeri: la lista dei tombini di Palermo.

A volte ricevono l’ordine di fotografarli, uno per uno, rione per rione. Fino a qualche mese fa gli ispettori ambientali andavano in giro per le vie della città a intervistare i palermitani. Dovevano fare solo una domanda, sempre la stessa: “Palermo è sporca o pulita?”. Quell’altra ventina di ispettori ambientali è invece “distaccata” negli uffici con un compito specifico: controllare le presenze dei cinquanta che stanno fuori a contare tombini. L’amministratore delegato di “Palermo Ambiente” ha fatto sapere che “si tratta di una situazione temporanea e che le attività della società devono essere ancora delineate”.

Una notizia così non andrebbe neanche commentata, mi sembra superfluo. Lo zio Cuffaro provvede a tutto e il resto dell’amministrazione non sembra essere migliore. Mi domando se tra gli elettori di Cuffaro ci sia qualcuno con rimorsi. Non dico che le amministrazioni di sinistra sono tutte pulite, tutt’altro, tra nepotismo e sprechi alla Bassolino.
Qui, però, si è giunti veramente a livelli più che intollerabili. Non concludo con un secco “Vergogna” solo perché, vivendo nella Regione Campania, non sono in condizione di parlare, non ho la “coscienza pulita”; ma in effetti mi risulta veramente difficile.

La domanda è: chi ci salverà?