fonte: Punto Informatico
Monaco partorisce il suo Linux
«Monaco di Baviera - Dopo un travaglio durato quasi due anni, il Comune di Monaco di Baviera ha dato alla luce una propria versione di Linux da utilizzare in alternativa a Windows. Questo evento segna anche l’avvio della preannunciata migrazione al software open source, a cui la città tedesca si sta preparando dal 2003. […]
Negli scorsi giorni Linux è stato installato sui primi 100 computer desktop del Comune d’oltralpe, a cui entro la fine dell’anno se ne aggiungeranno altrettanti. I responsabili del progetto contano di completare la migrazione per la fine del 2008, una data entro cui Linux e OpenOffice dovrebbero girare sull’80% di tutti i PC desktop dell’amministrazione pubblica di Monaco.
Secondo Florian Schiessl, responsabile del progetto LiMux, una completa migrazione al software open source è oggi ancora “irrealistica”.»
Leggendo questo interessante articolo, che ad ogni modo non è tutto rosa e fiori, mi chiedevo se una cosa del genere potesse accadere anche in Italia.
Il Comune di Monaco di Baviera, già da qualche anno, ha progettato di sostituire il sistema operativo istallato sui computer dell’amministrazione pubblica (Windows e Mac OS) con una distribuzione personalizzata di Linux. L’iniziativa è sicuramente lodevole e degna di molta attenzione, pur procedendo a rilento rispetto ai tempi previsti e non essendo interamente realizzabile per i motivi illustrati nell’articolo.
Dunque, mi chiedevo se fosse possibile anche nel Bel Paese una soluzione di questo tipo. Perché? Mi sembrano ovvie due ragioni e probabilmente ce ne sono delle altre che non ho considerato o che ho distrattamente tralasciato:
- In primo luogo, lo sviluppo di una distro personalizzata di Linux, pur comportando ovviamente dei costi di realizzazione, produce un ritorno economico in termini di risparmio. Senza ombra di dubbio, i bilanci di competenza avrebbero una boccata d’ossigeno dovuta al taglio dei costi non indifferenti di acquisto/aggiornamento dei sistemi operativi d’uso comune e dei pacchetti di applicazioni “da ufficio”. Utilizzare Linux e OpenOffice potrebbe essere una mossa in principio rischiosa, azzardata, data la presumibile diffidenza (e incompetenza) nei confronti dell’ambiente Linux; ma guardando più in là , verso un futuro prossimo, ci si renderebbe facilmente conto che il risparmio non è affatto trascurabile.
- In secondo luogo, la stabilità di Linux e derivati potrebbe migliorare i servizi, spesso interrotti o prolungati da malfunzionamenti e da improvvisi quanto famosi errori di sistema tipici di Windows. Senza contare che un problema in meno lenisce la frustrazione di chi si trova a lavorare con un sistema che si “impalla” una volta sì e l’altra pure.
Ma volendo essere realisti, quante possibilità ci sono che un progetto del genere possa essere considerato da un governo (penso in grande, non mi accontento delle amministrazioni locali!) italiano? A malinquore rispondo “meno che pochissime”.
C’è qualcuno che può contraddirmi? Qualcuno si faccia avanti, ve ne prego.

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