Head in hands

Sostenere che questo non sia un blog personale è una battaglia persa. Dei 242 post scritti (con questo 273), 71 (ora 72) parlando di me. Evito come la peste (per dirla seguendo il web 2.0 potrei sostituire la parola peste con Facebox, Badoo oppure Tagged) i blog personali, a meno che non si tratti di qualche amico sparso per l’Italia, e poi alla fine mi ritrovo a scrivere il solito sfogo smorzato, che si rivela un ottimo lenitivo per le crisi di nervi e il senso di frustrazione di questi giorni, nonché discreto esercizio logico-lessicale. Già, perché i post di questo tipo sono pervasi di improbabili soluzioni stilistiche, paroloni usati a sproposito, punteggiatura di dubbia comprensione e un pizzico di aulica ambizione.

Dies nefasti (giusto per rimanere in tema di espressioni a sproposito) questi di fine Maggio. Dopo una gradevole serenità e un incredibile senso di “hey” (da leggere con tono stile Fonzie) tornano uniti e compatti gli intollerabili di sempre (dati aggiornati all’ultima Hit Parade): insicurezza => indecisione => frustrazione => mal di testa. Come una ragazzina tredicenne emotivamente instabile sono affetto da un repentino susseguirsi di sbalzi di umore.

Mi manca l’aria, il tempo, gli stimoli. La voglia no, la voglia c’è sempre, per tutto (o quasi, beh no, diciamo per molte cose) . Gli esami si avvicinano, lo studio e l’impegno sembrano non servire a cancellare la paura di fallire. E il timore degenera la concentrazione, perdo posizioni, gli altri si affiancano e mi superano, resto indietro, in tutto. Mi sveglio con la voglia di reagire, mi addormento sperando di riuscirci il giorno seguente.

E non sopporto più gli aerei che rompono il mio silenzio, i bimbetti che gridano come dei posseduti per un goal segnato tra i pali del cancello del condominio adiacente, il fetore della spazzatura non raccolta da tre giorni, il mal di testa e il mal di gola, quel ragazzo all’università che prenderei a pugni ad ogni parola che dice, il brufolo (detto Vesuvio) che si è piazzato all’ingresso della narice sinistra, l’infernale rumore di una stramaledetta ventola che mi disturba mentre scrivo.

E ho smesso di suonare, di cantare, di imparare cose nuove, di ascoltare cose nuove, mentre riscopro e rivaluto con ottica differente Dionne Warwick, i Van der Graaf Generator, i Wilco, gli Sparks. Ma continuo ad addormentarmi sulle note di Good night, sperando di svegliarmi con un sorriso piuttosto che il solito bisogno impellente di far la pipì.

E non ancora detto ai miei amici che ho deciso di non partire con loro quest’estate, a cuor sereno e con motivazioni che non sto qui a spifferare ai quattro flussi di bit del web. La questione non dovrebbe crearmi problemi, ed invece ho il terrore che possano pensare di me qualcosa che non vorrei, non ora, non adesso, non in questo momento. Ho solo bisogno di comprensione e di una mano sulla spalla. Anche perché il solo pensiero di poter contare sempre su almeno due persone mi dà un impagabile senso di serenità.

E dopo aver scritto tutto questo, il mal di testa è aumentato, ho gli occhi un po’ lucidi come dopo ogni sfogo, però mi sento meglio.

Here I stand with head in hands, turn my face to the wall…

2 comments so far

MyAvatars 0.2

Dopo la notte viene l’alba. Basta attenderla. Ho scritto qualcosa a sproposito?

Tony
Maggio 29th, 2007 at 21:15
MyAvatars 0.2

No, credo di no.

Andrea
Maggio 30th, 2007 at 09:17

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