Torno a parlarne dopo averlo fatto in maniera molto vaga e, devo ammettere, poco elegante. Nell’ultimo mese sono intervenuto più volte su forum e blog, collezionando una sconfinata serie di insulti, battute sarcastiche circa la mia stupidità e, nei casi migliori, critiche ponderate, scritte in discreto italiano, prive di copia-e-incolla.
Fattore comune delle risposte a me rivolte è un invito ad aprire gli occhi, seguito dalla visione di un film documentario di nome Zeitgeist, prodotto da Peter Joeseph, molto in voga attualmente tra i complottisti dell’atmosfera. Ovviamente, il documentario non può non contenere informazioni sballate come sempre sull’attentato al World Trade Center dell’ormai leggendario 11/09/2001; leggendario, perché ormai i fatti veri e proprio sono talmente stravolti che pare di assistere ad una disquisizione sul Conte Ugolino e il presunto cannibalismo descritto dalla Commedia di Dante Alighieri.
No, non citerò Attivissimo, non esaminerò punto per punto tutto il materiale sulle scie chimiche, non smonterò ogni panzana teoria: questo lavoro viene svolto abbondantemente e in maniera molto più esauriente da altre persone che, oramai, si occupano di tal vicenda.
Mi limito solo ad evidenziare certe stranezze. Facilmente si dà dell’ignorante a chi smentisce ogni storiella di questo tipo utilizzando soltanto la fisica classica, che da secoli ci insegna il come dei fenomeni che ci circondano. Poi, però, ci si affida totalmente ad uno o due cialtroni, i quali millantano abilità inesistenti, presentano curricula vitae farciti di balle e ipotizzano, anzi profetizzano, stravaganti metodi con cui un poco credibile ordine supremo sta preparando l’inesorabile ascesa al potere mondiale.
Lo definirei il male di internet: smettere di ragionare, sospendere il pensiero, rinchiudere il buon senso nello scatolone con gli addobbi natalizi. Accusare gli altri di essere ciechi e poi imbavagliare la mente e pendere dalle labbra di un documentario, una foto a bassa risoluzione e un libro buono per il riciclo, senza farsi troppe domande, senza soffermarsi su una frase non propriamente di senso compiuto ma bella da leggere con i suoi strambi termini para-scientifici.
Il dogma di Rosario Marcianò è forse più persuasivo di quello di Massimo Mazzucco, perché sfrutta una paura diffusa, generalizzata e a lungo termine: i cambiamenti climatici. Ecco come diventa ancora più facile piazzare sul mercato dello sciacallaggio i prodotti confezionati ad hoc: libri, film, documentari, strumentazioni per difendersi dalle scie chimiche appartenenti alla categoria della patacca. Insomma, una massa di persone che, in buona fede, credono di denunciare un sistema corrotto e ingannatore che manipola e sfrutta popoli e pianeta, ma che in realtà è vittima di se stessa. Cadono in quel sistema che denunciano senza rendersene conto.
Dopo tante discussioni, posso dire di aver letto una sola cosa interessante. Sul blog di Alessio, nei commenti di un post dedicato alle scie chimiche, Aladar scrive a margine di una risposta a me diretta:
«Secondo me, togliendo gli estremi degli ufficialisti accaniti e dei complottisti folli (sempre leggendo tali etichette cum grano salis) si potrebbe arrivare a qualcosa di interessante.»
Sfugge, però, che da parte di chi smentisce queste teorie non c’è accanimento, ma soltanto buon senso e ragione.