Solo Auguri

Visto che praticamente tutti hanno già utilizzato tutte le immagini natalizie interessanti.

Visto che qualcuno comincia ad utilizzare le immagini natalizie squallide rimaste.

Decido di evitare di cercare inutilmente e scrivo solo un piccolissimo post di auguri, che tanto sono l’unica cosa che conta.

 

Buon Natale a tutti, possibilmente mangiate tutti i dolci che avete a disposizione, in mio onore perché quest’anno postumi di un’infame virus influenzale mi impediranno di dedicarmi ad un glorioso passatempo. E no, non fatemi gli auguri di buon Natale: auguratemi soltanto di non dover scappare più in bagno. almeno da qui fino a domani sera. Che palle

 

Tanti auguri.

Qualcosa che non va giù in città

Domenica 16 Dicembre 2007, Affaccio panoramico, Napoli.

munnezza

L’Olimpo del trash #2

Secondo appuntamento con questa rubrica dall’alto contenuto culturale.

Ho scelto qualcosa di più recente, qualcosa di degustabile tutte le domeniche su Canale 5. Dopo il toro, il salto con in alto, il surf, ecco a voi il kazoo di Buona Domenica. Una imperdibile occasione per apprezzare insieme in un unico filmato di 7 minuti:

  • una buona dose di trash
  • Â l’insopportabile voce di Paola Perego
  • i teneri tentativi di Beppe Braida di far ridere qualcuno, o qualcosa
  • la classe di Floriana, Pasquale, Milo (Grande Fratello, Daniele Interrante, Raffaello Tonon (che tra tutti questi illustri personaggi è senza dubbio quello con meno motivi per stare in televisione)
  • il mirabolante pubblico di lobomotizzati tipico di Buona Domenica.

Il video si trova qui. Da notare che proviene direttamente, niente-poco-di-meno-che, dal fans club ufficiale di Guendalina Canessa. Che dire: uau.

Sulle scie chimiche

Torno a parlarne dopo averlo fatto in maniera molto vaga e, devo ammettere, poco elegante. Nell’ultimo mese sono intervenuto più volte su forum e blog, collezionando una sconfinata serie di insulti, battute sarcastiche circa la mia stupidità e, nei casi migliori, critiche ponderate, scritte in discreto italiano, prive di copia-e-incolla.

 

Fattore comune delle risposte a me rivolte è un invito ad aprire gli occhi, seguito dalla visione di un film documentario di nome Zeitgeist, prodotto da Peter Joeseph, molto in voga attualmente tra i complottisti dell’atmosfera. Ovviamente, il documentario non può non contenere informazioni sballate come sempre sull’attentato al World Trade Center dell’ormai leggendario 11/09/2001; leggendario, perché ormai i fatti veri e proprio sono talmente stravolti che pare di assistere ad una disquisizione sul Conte Ugolino e il presunto cannibalismo descritto dalla Commedia di Dante Alighieri.

 

No, non citerò Attivissimo, non esaminerò punto per punto tutto il materiale sulle scie chimiche, non smonterò ogni panzana teoria: questo lavoro viene svolto abbondantemente e in maniera molto più esauriente da altre persone che, oramai, si occupano di tal vicenda.

Mi limito solo ad evidenziare certe stranezze. Facilmente si dà dell’ignorante a chi smentisce ogni storiella di questo tipo utilizzando soltanto la fisica classica, che da secoli ci insegna il come dei fenomeni che ci circondano. Poi, però, ci si affida totalmente ad uno o due cialtroni, i quali millantano abilità inesistenti, presentano curricula vitae farciti di balle e ipotizzano, anzi profetizzano, stravaganti metodi con cui un poco credibile ordine supremo sta preparando l’inesorabile ascesa al potere mondiale.

 

Lo definirei il male di internet: smettere di ragionare, sospendere il pensiero, rinchiudere il buon senso nello scatolone con gli addobbi natalizi. Accusare gli altri di essere ciechi e poi imbavagliare la mente e pendere dalle labbra di un documentario, una foto a bassa risoluzione e un libro buono per il riciclo, senza farsi troppe domande, senza soffermarsi su una frase non propriamente di senso compiuto ma bella da leggere con i suoi strambi termini para-scientifici.

 

Il dogma di Rosario Marcianò è forse più persuasivo di quello di Massimo Mazzucco, perché sfrutta una paura diffusa, generalizzata e a lungo termine: i cambiamenti climatici. Ecco come diventa ancora più facile piazzare sul mercato dello sciacallaggio i prodotti confezionati ad hoc: libri, film, documentari, strumentazioni per difendersi dalle scie chimiche appartenenti alla categoria della patacca. Insomma, una massa di persone che, in buona fede, credono di denunciare un sistema corrotto e ingannatore che manipola e sfrutta popoli e pianeta, ma che in realtà è vittima di se stessa. Cadono in quel sistema che denunciano senza rendersene conto.

 

Dopo tante discussioni, posso dire di aver letto una sola cosa interessante. Sul blog di Alessio, nei commenti di un post dedicato alle scie chimiche, Aladar scrive a margine di una risposta a me diretta:

 

«Secondo me, togliendo gli estremi degli ufficialisti accaniti e dei complottisti folli (sempre leggendo tali etichette cum grano salis) si potrebbe arrivare a qualcosa di interessante.»

Sfugge, però, che da parte di chi smentisce queste teorie non c’è accanimento, ma soltanto buon senso e ragione.

Il diavolo è Prada

Un post breve con cui lancio un sasso.

Con il servizio di Report (sottolineo che si pronuncia Repòrt e non Rèport, vi supplico) di questa sera riguardo la manodopera sottopagata e in nero di grandi firme della made in Italy, grandi, lussuosi e prestigiosi marchi come Prada, Gucci, D&G, Fendi, Ferragamo rischierebbero sanzioni pesantissime. Un’ora di inchiesta televisiva metterebbe in imbarazzo Miuccia, Domenico e Stefano, li sputtanerebbe in mondovisione; accompagnata alla lettura di Gomorra, poi, porterebbe ad una gran caduta di stile.

Il condizionale è d’obbligo, perché domani mattina non resterà più niente del servizio di Report, se non il filmato disponibile sul sito Rai, che però non ha mai avuto molta visibilità come del resto il programma televisivo, relegato sulla terza rete, di domenica sera. Non ne resterà traccia degna di nota, perché anche se si tratta di questioni gravissime siamo un popolo di bigotti. Preferiamo decantare lo stile (di merda, viste le condizioni vergognose in cui versa la manodopera, clandestina) e il successo del marchio Prada nel mondo, vantare le vendite di Dolce&Gabbana, gongolare di fronte al settore moda come punta di diamante del made in Italy. Che bello.

Che bello. Si parla di sfruttamento, lavoro nero, manodopera clandestina, condizioni lavorative pietose, manifatturieri che dormono sul posto di lavoro, solo per fare un resoconto iper-sintetico.

No, non sono così ipocrita da vomitare sdegno sulle griffe, non solo il moralizzatore della moda, neanche il promotore del vestirsi al mercatino della domenica. Tutt’altro. Mi piace vestire bene, anche se significa spendere cifre consistenti (nei limiti del ragionevole). Ma pagare un prodotto 16€ per poi rivenderlo nella boutique a 440€‚ proprio non mi va giù.

Bigotti, siamo dei gran bigotti.