Vénti

Amanti degli auguri, datevi appuntamento alle 5.45 di domani (sì, all’alba): compio vent’anni (sì, 20).

Che poi a dirla tutta, si festeggia pure un anno di patente, incredibilmente con tutti i punti, ma in fondo si sa, sono sempre stato un bravo ragazzo.

Per festeggiare, mi concederò un’intera giornata all’università, diciamo fino alle 18.30, tra caffé, studio, corsi, pranzo, caffé, studio, studio in compagnia, corsi, Kinder Delice (sperando che il 27 della macchinetta funzioni almeno domani) e corsi.

Ma veniamo agli anni.

C’è chi me ne dà sedici (sì, 16): donna, 21 anni, abita nella scala adiacente, da piccoli giocavamo a pallone insieme nel parco. In effetti, dopo tanti anni, lo stupore nel vedere una femminuccia giocare a pallone con un maschietto come me è svanito di fronte a questo exploit. Patetico aggiungerei.

Altri, come quelli del seggio elettorale, ridono consegnandomi la scheda (rosa) per la Camera dei Deputati, informandomi (come se non lo sapessi già) che sono troppo piccolo per votare al Senato. Con l’aria di chi ti guarda e pensa: ma questo muccuso li ha fatti 18 anni?

Altri ancora mi domandano se frequento l’ultimo anno di scuola.

E mia madre mi informa che suo nonno a vent’anni si sposò. Mamma non ti preoccupare, da venerdì mi metto alla ricerca di una Polacca in cerca di nazionalità. Come dici mamma? La Polonia fa ormai parte dell’Unione Europea? Allora sarà Cingalese (sì, dello Sri Lanka, nota anche come Isola di Colombo): la trovo e la sposo. Immediatamente.

Ma io quanti anni mi sento? A giorni alterni, come le targhe: a volte 4, altre 13, altre ancora 20.

Tanti auguri a me. E chissà, magari ricevo un sms gradito.

Saputelli si nasce

Riflessione nata per caso, durante una conversazione di messaggistica istantanea.

Vi capita mai di pensare a frasi, testi di canzoni, spot pubblicitari, battute di film che ricordate da sempre? Intere frasi perfettamente stampate nella memoria, senza mai aver avuto bisogno di studiarle, ripeterle.

Come quando mia madre cantava Che sarà dei Ricchi e Poveri per farmi addormentare; di gran lunga preferivo le canzoni alle favole, ora sarei in grado di prendere carta e penna e scrivere il testo, per lo meno la prima parte, oppure cantarla senza esitazioni.

E lo spot della Cucina pasta-e-pizza? Il giocattolo per femminucce più invidiato dal mondo dei maschietti! Perché in effetti non esiste un giocattolo tanto grande per un maschietto, non ai miei tempi per lo meno. D’accordo, c’erano le piste Hotwheels, ma erano comunque roba infinitesimale di fronte alle mastodontiche cucine per signorine.

E le preghiere? Chi mai mi ha insegnato il Padre nostro o l’Ave Maria. Non lo ricordo, ricordo soltanto di averle sempre sapute. Un po’ come il mio numero di telefono: l’ho sempre saputo, non ho ricordi di mia madre o mio padre che mi istruiscono sulle sette cifre, prefisso escluso, del nostro numero di casa. Oppure la via dove abito: ho mai dovuto chiedere ai miei genitori dove abitassimo? L’ho sempre saputo.

Siete saputelli anche voi?

Attese

Tra esami e angoscianti attese per i risultati, ventola per chipset distrutta e organizzazione di un “piano rifiuti” basato sulla raccolta differenziata (Pepenero mi ha ricordato che non posso trascurare il vil denaro) ho qualche problema a fare tutto.

Qualcuno, per caso, sa dirmi dove posso trovare il bilancio dell’A.S.I.A. S.p.a.? Sarebbe un bel passo in avanti per spostarsi dal teorico e agire sul pratico.

Solo Auguri

Visto che praticamente tutti hanno già utilizzato tutte le immagini natalizie interessanti.

Visto che qualcuno comincia ad utilizzare le immagini natalizie squallide rimaste.

Decido di evitare di cercare inutilmente e scrivo solo un piccolissimo post di auguri, che tanto sono l’unica cosa che conta.

 

Buon Natale a tutti, possibilmente mangiate tutti i dolci che avete a disposizione, in mio onore perché quest’anno postumi di un’infame virus influenzale mi impediranno di dedicarmi ad un glorioso passatempo. E no, non fatemi gli auguri di buon Natale: auguratemi soltanto di non dover scappare più in bagno. almeno da qui fino a domani sera. Che palle

 

Tanti auguri.

Ho imparato che

Negli ultimi giorni ho imparato che

 

  • non bisogna diffidare dei lustrini della pubblicità della Gillette: il Gillette Fusion rappresenta davvero una nuova frontiera della rasatura maschile :)

  • non bisogna avere piena fiducia nel diritto di precedenza, specie quando ci si avvicina ad un’immissione autostradale: non tutti gli automobilisti conoscono il Codice della strada

  • non devo più difendere le amministrazioni comunali di sinistra sulla questione maltempo e peggio ancora sui rifiuti

  • non devo più prendere il caffè macchiato ai distributori dell’Università

  • non bisogna essere gentili ed educati con quelli dell’Avis, per lo meno non con tutti

Ciò detto, devo ancora sistemare questo template e credo che finché non ci riuscirò non scriverò niente degno di nota.

Vacanze, sòle, male, rientri, freddo e pioggia

Ho salutato il blog è un divertito Gaspatcho illustrando l’altra faccia della medaglia chiamata umore estivo. Al rientro la medaglia chiamata umore si rivolta a giorni alterni, un po’ come le targhe nei vecchi dispositivi anti-smog.

Tanto per cominciare, a Procida c’ho passato una notte sola, ché si sà , le sòle estive son sempre in agguato. Meglio interrompere questa affascinante quanto pericolosa serie di assonanze leopardiane venendo al dunque. Da Procida sono scappato a gambe levate, causa necessaria disinfestazione in uno squallido appartamento immerso in una giungla Malaysiana, per giunta abusivo, con un impianto elettrico di dubbia sicurezza, un impianto idrico degno del primo premio per rumorosità , e un’interminabile scia di guano, interrotta soltanto da una interminabile oltre il limite tendente all’infinito serie di souvenir di topo. Tuttavia, sarebbe affrettato e poco cortese non citare la brillante partecipazione delle tarme, che nel film intitolato “Fuga da Procida dopo meno di 24 ore“, candidato al Leone d’Oro nella 64° edizione della Mostra del Cinema di Venezia che si tiene in questi giorni, recitano un ruolo nient’affatto secondario.

Fortuna che per salvare un’estate altrimenti pessima, un carino 3 stelle dell’isola d’Ischia, incantevole isola verde, mi accoglie a braccia aperte. Ad Ischia, dal 20 al 30, non ci si può lamentare, ad eccezione dell’assenza del condizionatore e della presenza del solo succo d’arancia a colazione. Colazione, peraltro, saltata 6 giorni su 10 (o forse 7) per via di ore piccole in compagnia degli amici di sempre e di un gruppo affiliato decisamente accogliente. Niente a che vedere, insomma, con altre conoscenze alla lontana, quelle che ti bollano come cazzone dopo 10 minuti di non conversazione e di assoluta non curanza (leggasi: diavolo, ignorato una serata intera e pure offeso; donna, ringrazia che la cavalleria mi vieta di reagire agli insulti, o forse all’epoca fui intimorito dalla tua stazza cetacea). Niente a che vedere neanche con i tizi del post precedente, in fatto di alcool si intende (nulla si può dire in fatto di simpatia, eccetto per il tizio del fuoristrada 2.5): qui tutti reggono, tanto che devo rinunciare dopo poco per non incappare in brutte figure.

E poi tornare a Napoli, dove mi hanno dato il benvenuto freddo, vento e pioggia (al momento il termometro del pc segna: 14° C, vento che soffia da Est/Nord-Est a 7 km/h, ma ieri erano 18 km/h) che non aiutano un morale scivolato nuovamente sotto lo zero Kelvin.

Sembra, inoltre, che sia cominciato un secondo giro di feste di 18 anni, tutte al femminile: 16 agosto Michela, 7 settembre la mia cugina femmina, 18-20 ottobre Doretta.

Per non parlare di amici letteralmente scomparsi. Quest’estate, prossima al termine data l’imminente puntata finale del Festival Bar (che ormai da anni segna l’inizio e la fine d’a Stagione) ho placidamente deciso di non cercare nessuno, un po’ per scazzo un po’ per non passare come lo sfigato che telefona a tutti gli amici cui tiene. Il risultato scontato è stato che, ad eccezione degli inseparabili 2, i più socievoli hanno inoltrato dei poco affettuosi squilli (ma che demodé), gli altri sono totalmente assenti (che volgarità). Ma l’ospite d’onore di Chi l’ha Visto, condotto dalla sensualissima Federica Sciarelli, è forse la più intensa amicizia al femminile durante l’adolescenza. C’eravamo giurati di non perdere mai i contatti, neanche quando è partita per le terre di Heidi, Peter e il nonno di Heidi. Eppure dei 3 numeri di cellulare, neanche uno sembra essere attivo; e ha pure cambiato casa, dunque non idea di quale sia il nuovo numero di telefono fisso. Ma del resto come telefono a casa, se non so neanche se e quando torna. Per la serie: questo silenzio è doloroso come le arance con le lamette, ma tanto se torni ti aspetto a braccia aperte. Ma a considerare sempre e soltanto il meglio delle persone, si rischia di diventare una Banana, e qui solo pochissimi eletti possono comprendere il significato di queste astruse parole.

Ed è il 6 Settembre, ma sembra essere l’11 luglio. Cuscino umido compreso.

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P.S. Doveroso menzionare e ringraziare i compagni di questa turbolenta estate: Claudio, Paolo, Gabriele, Doretta e Michela, Ale, Gigi, Mark, Vale, Enzo, Peppe, Carlo (che andrebbe messo al primo posto per non incorrere in violente percosse) e Paola.

Cattivo

Le ultime due settimane avrebbero dovuto essere la mia quiete dopo la tempesta.

Contro ogni previsione, non è stato così. Mille rinunce non sono servite praticamente a niente, la lancetta dell’umore è sempre inamovibilmente puntata verso Pessimo. Perfino a 1500 metri di altitudine, altezza o altità sono arrivate incomprensioni, frustrazioni e sfuriate; per le ultime rivolgersi a chi millanta strabilianti abilità di guida con un fuoristrada 2.5 di cilindrata ma che si fa scarrozzare per tre giorni, con un totale di oltre 150 km, e poi ha anche il coraggio di criticare la vita sociale di questo o di quel paesino, che si chiami Bojano (leggasi Paesello delle trombate di campagna, tanto per parafrasare il consiglio di quel simpatico Carabiniere che ha dubitato della mia lucidità) o Telese Terme. Andrebbe precisato che né il sottoscritto né qualcun altro svolge le seguenti professioni: autista, balia, dj, medico ospedaliero, puttaniere. Ciò nonostante, sembra essere un concetto ostile all’intelligenza altrui.

Da questo strazio mi salva colui il quale lancia una sfida di resistenza a suon di cocktail, ma crolla dopo mezzo B52, sostenendo con audacia che il Bayles liscio ha un intenso sapore di caffè. Per non parlare dei vani tentativi di conquistare il cuore di dolci e splendide fanciulle, tralasciando il non trascurabile dettaglio dell’età: la più grande avrà avuto 15 anni, roba da pedofilia di Studio Aperto. Almeno il tizio-crollato-dopo-mezzo-B52 si rende conto di essere un passeggero e non pretende di essere portato a levante piuttosto che a ponente. Eroico nei suoi deliri after dark, gli auguro in bocca al lupo per il suo futuro.

Si ringraziano le frecciate incandescenti più che pungenti del signor G. verso il tizio del fuoristrada, senza le quali gli scatti di ira si sarebbero moltiplicati alla maniera del Vangelo. Si ringraziano, poi, le tenaci mucche di montagna che per niente al mondo si spostano dalla strada al passaggio di una sempre più confortevole Fiat Bravo, ma anzi alle volte decidono di inseguirmi. In fondo, ho sempre saputo dentro di me che le mucche hanno un debole per me, ne ho avuto la conferma quando quella con le corna mi ha fissato intensamente senza batter ciglio nonostante i miei tentativi di investirla con cautela. Sfortunatamente, non nutro per le vacche lo stesso interesse che loro hanno per me: mi dispiace, ma neanche tanto.

Domani si parte per il mare, destinazione 3 km² di terra nel golfo di Napoli, altrimenti nota come isola di Procida, snobbata dai più in favore della caotica, ma bellissima, Ischia.  E stavolta non fallirò.