Blackbird.mp3

Nostalgia canaglia. In questi giorni tra gioie e tensioni, incomprensioni e risate, preoccupazioni e carefree (non gli assorbenti), orgoglio e sfiducia, la mente corre verso attimi interminabili, minuti gloriosi, ore creative e giornate da leone, quando con la mia chitarra, un microfono pagato 9 €, un programma di registrazione e un po’ di voce allenata ho voltato pagina. E il desiderio di mutare ancora è forte come mai.

Per questo e anche altro, spolvero un dvd-dati, recupero una traccia, la ascolto e la condivido qui.

/home/Andrea/Mp3/Home Session/Pity - Blackbird (16.12.05 - 23:00).mp3

Riassunto

Niente di meglio da fare, in un Venerdì sera decisamente caldo. Breve riassunto.

 

Per quanto riguarda me:

  • La Lancia Y 1.3 Multijet Sport Momo Design :D (dell’anno scorso) va una meraviglia. Si guida con piacere e con facilità, consuma pochissimo, è comoda ed è anche bellissima. Cattiva.

  • Superato Fisica Generale I, l’ansia si sposta su Analisi II.

  • Il mio barbiere chiude i battenti. Gli affari vanno male e lui ha trovato lavoro in un caseificio. Non interessa a nessuno, ma io da oggi sono ufficialmente in crisi.

Riguardo il blog:

  • Tra i Link ho aggiunto IcTv, una “WebTv su tecnologia, informatica e digital life”. È un progetto molto convincente che sicuramente avrà modo di diffondersi e svilupparsi. I contenuti sono interessanti, anche se alle volte un po’ approssimativi Avranno certamente modo di crescere e migliorare in futuro.

  • Nella Blogroll, già da un po’ ho aggiunto Pollycoke e Ubuntista. Tra i Blog amici, aggiungo lo spazio di Pierluigi su MySpace, compagno di grasse risate durante le vacanze, del quale però non avevo notizie da un paio d’anni (causa numero di cellulare perso). Sembra che in questi due anni sia riuscito a concretizzare la passione per la musica. A breve metterà a disposizione un assaggio del suo talento da percussionista e compositore. Aspetto con curiosità.

È tutto per ora. O quasi.

7 pipì

Digiuno (o quasi), 7 pipì dalla 9:00 alle 16:30, ma alla fine porto a casa Fisica Generale I.

Con la consapevolezza di non vedere mai più quel docente :D

Head in hands

Sostenere che questo non sia un blog personale è una battaglia persa. Dei 242 post scritti (con questo 273), 71 (ora 72) parlando di me. Evito come la peste (per dirla seguendo il web 2.0 potrei sostituire la parola peste con Facebox, Badoo oppure Tagged) i blog personali, a meno che non si tratti di qualche amico sparso per l’Italia, e poi alla fine mi ritrovo a scrivere il solito sfogo smorzato, che si rivela un ottimo lenitivo per le crisi di nervi e il senso di frustrazione di questi giorni, nonché discreto esercizio logico-lessicale. Già, perché i post di questo tipo sono pervasi di improbabili soluzioni stilistiche, paroloni usati a sproposito, punteggiatura di dubbia comprensione e un pizzico di aulica ambizione.

Dies nefasti (giusto per rimanere in tema di espressioni a sproposito) questi di fine Maggio. Dopo una gradevole serenità e un incredibile senso di “hey” (da leggere con tono stile Fonzie) tornano uniti e compatti gli intollerabili di sempre (dati aggiornati all’ultima Hit Parade): insicurezza => indecisione => frustrazione => mal di testa. Come una ragazzina tredicenne emotivamente instabile sono affetto da un repentino susseguirsi di sbalzi di umore.

Mi manca l’aria, il tempo, gli stimoli. La voglia no, la voglia c’è sempre, per tutto (o quasi, beh no, diciamo per molte cose) . Gli esami si avvicinano, lo studio e l’impegno sembrano non servire a cancellare la paura di fallire. E il timore degenera la concentrazione, perdo posizioni, gli altri si affiancano e mi superano, resto indietro, in tutto. Mi sveglio con la voglia di reagire, mi addormento sperando di riuscirci il giorno seguente.

E non sopporto più gli aerei che rompono il mio silenzio, i bimbetti che gridano come dei posseduti per un goal segnato tra i pali del cancello del condominio adiacente, il fetore della spazzatura non raccolta da tre giorni, il mal di testa e il mal di gola, quel ragazzo all’università che prenderei a pugni ad ogni parola che dice, il brufolo (detto Vesuvio) che si è piazzato all’ingresso della narice sinistra, l’infernale rumore di una stramaledetta ventola che mi disturba mentre scrivo.

E ho smesso di suonare, di cantare, di imparare cose nuove, di ascoltare cose nuove, mentre riscopro e rivaluto con ottica differente Dionne Warwick, i Van der Graaf Generator, i Wilco, gli Sparks. Ma continuo ad addormentarmi sulle note di Good night, sperando di svegliarmi con un sorriso piuttosto che il solito bisogno impellente di far la pipì.

E non ancora detto ai miei amici che ho deciso di non partire con loro quest’estate, a cuor sereno e con motivazioni che non sto qui a spifferare ai quattro flussi di bit del web. La questione non dovrebbe crearmi problemi, ed invece ho il terrore che possano pensare di me qualcosa che non vorrei, non ora, non adesso, non in questo momento. Ho solo bisogno di comprensione e di una mano sulla spalla. Anche perché il solo pensiero di poter contare sempre su almeno due persone mi dà un impagabile senso di serenità.

E dopo aver scritto tutto questo, il mal di testa è aumentato, ho gli occhi un po’ lucidi come dopo ogni sfogo, però mi sento meglio.

Here I stand with head in hands, turn my face to the wall…

L’insostenibile pesantezza di una graffa

Sia benedetto il Merliani wine music bar, che ha salvato un sabato sera altrimenti noioso come pochi. Dopo aver degustato la peggior graffa di sempre, opportunamente occultata e cestinata al momento più propizio, la serata sembrava irrimediabilmente esaurita. Per fortuna che qualcuno tra i miei fidi compagni ha avuto la geniale idea di tagliare la corda e dirigersi verso un locale, anche uno qualunque sarebbe andato bene, per bere qualcosa.

A seguire, un consiglio catalogabile nella mia rubrica di cucina che non esiste. Le graffe vanno servite preferibilmente calde. Requisito fondamentale affinché una graffia sia degna di tale nome è la morbidezza. Inoltre occorre molta attenzione durante la preparazione, in modo che l’impasto sia leggero. In breve, alle feste non servite graffe fredde, dure e asciutte, altrimenti avrete tanti invitati che, come me, dopo un morso occulteranno la vostra graffa e si precipiteranno verso l’angolo bevande.

17/04

19 anni e patente, senza contare una prova di fisica non molto riuscita. La cosa interessante è vedere scritto per tre volte consecutive (data di nascita, rilascio della patente e relativa scadenza) i numeri 17 e 4 sulla patente.

Piccole gioie della vita, come ricevere svariati messaggi di auguri dai bot di forum e siti internet. Palma d’oro a Vodafone, che mi consente di attivare gratuitamente alcune promozioni in occasione del mio compleanno; peccato, però, che le promozioni disponibili prevedano un costo mensile di 9€ e 19€. A caval donato non si guarda in bocca, ma che razza di regalo è?

I migliori auguri sono sempre quelli degli amici, Napoletani, Gualdesi, Baresi o emigrati temporaneamente a Zurigo. Grazie a tutti.

Flowing out

Marzo non mi è mai piaciuto. Se proprio dovessi scegliere un mese da odiare, Marzo sarebbe il candidato favorito. Il motivo è mutevole, non saprei indicare una ragione precisa. Con certezza, posso auto-convincermi che l’odio di quest’anno è dovuto ad una malsana pigrizia. Miriadi di intenzioni e progetti (come sempre del resto), voglia di fare zero (più del solito).

E in giorni come questi, soliti pensieri. E che palle questo Sunken eyes retro-adolescenziale.

Words are flowing out like endless rain into a paper cup,
They slither while they pass, they slip away across the universe
Pools of sorrow, waves of joy are drifting through my opened mind,
Possessing and caressing me.

P.S. Auguri alle lettrici di Sunken eyes, sempre se ve ne siano.