Il castello errante di Howl

Il castello errante di HowlHo aspettato tanto tempo per decidermi a comprare il DVD. Purtroppo non ho potuto vederlo al cinema due anni fa, ma oggi ho finalmente scoperto un altro capolavoro di Hayao Miyazaki.

Dopo Laputa: il castello nel cielo, La città incantata e La principessa Mononoke ho un altro film d’animazione da consigliare a chiunque abbia voglia di vedere un bel film. Il castello errante di Howl si presenta con lo splendido biglietto da visita che contraddistingue le opere di Miyazaki: stile inconfondibile, disegni e colori splendidi, musiche incantevoli intrecciate con armonia intorno alle altrettanto incantevoli ambientazioni.

Infarcito come sempre di leggende popolari che sfuggono a noi poveri Occidentali, Il castello errante di Howl racconta del viaggio fantastico di Sofia attraverso un mondo conteso da magia, tradizione, realtà e sentimenti. Personaggi semplici ma incisivi, poco appariscenti ma con grandi ricchezze si susseguono in tutti le opere dell’autore (qui sceneggiatore: il film è tratto da un romanzo di Diana Wynne Jones) giapponese. Tuttavia, i personaggi sembrano essere più legati alla cultura nipponica, più sentimentalisti; l’amore è manifestato in maniera esplicita, non più velata come per Mononoke o La città incantata.

Tecnologia e tradizione, fantasia e realtà, amore e gelosia si confondono continuamente. Ciò che è certo, forte, deciso è il disprezzo verso la violenza, il conflitto, la follia della distruzione, sempre attuale pur essendo manifesta in tutti gli anime di Miyazaki.

Adoro Miyazaki per la serenità che mi trasmettono le sue opere, per il desiderio di rivedere un film non appena sia finito, per il sorriso che inducono personaggi buffi nei tratti e nelle movenze.

Credo di aver già trovato alcuni regali di Natale da smistare tra gli amici.

Qualche link:

Il castello errante di Howl Trailer

Joe Hisaishi - Itsumo Nando Demo (Always with me, da La città incantata)

[Cinema] Notte prima degli esami

Avrebbe potuto essere un buon film, ma così non è stato. Nonostante alcuni punti interessanti, questo film di Fausto Brizzi non credo possa andare oltre la sufficienza.
La storia non brilla certo per originalità. Uno studente e i suoi amici, lui ama una lei pressoché sconosciuta che, guarda caso, si scopre essere figlia del più odiato professore di lui [Giorgio Faletti], e per strane [a dire il vero, sempre le stesse] combinazioni i due pur vicinissimi non si incontrano mai. Lui, Luca [Nicolas Vaporidis] prepara gli esami di maturità con i suoi migliori amici, di cui una, ufficilamente sua migliore amica, ne è innamorata ma reprimendo i suoi sentimenti aiuta il migliore amico/innamorato a trovare lei, Claudia [Cristiana Capotondi]. Il tutto contornato da varie vicende non certo sconosciute allo spettatore, come un amico che tradisce la fidanzata (che in seguito si scoprirà incinta) con la sorella di quest’ultima, oppure la truffa ai danni dei truffatori con le loro stesse armi. Il lieto fine sembra non esserci, eppure c’è.

Pregevole il salto negli anni Ottanta, con una colonna sonora ad hoc e una serie di elementi volti a sintetizzare tutto il decennio in un solo anno, il 1989 in cui il film è ambientato.
La storia non brilla per originalità, dicevo; lo svolgersi delle vicende è intriso di stereotipi, luoghi comuni, situazioni tutt’altro che imprevedibili. La recitazione è struggente, nel senso che è da dimenticare, ma va anche detto che il cast è formato da attori giovani e giovanissimo che avranno senz’altro modo di migliorare col passare degli anni [me lo auguro per loro]; meno giovane Giorgio Faletti, del quale ero a conoscenza di un passato da attore, e proprio per questo motivo mi aspettavo qualcosa in più che invece mi ha lasciato decisamente deluso. Bocciato pure lui.
Peccato però, perché Notte prima degli esami, il cui titolo è ovviamente ispirato all’omonima canzone di Venditti, presenta qualche tocco di bravura, originalità, freschezza [come direbbe il mio prof di latino e greco]. La comicità, quella non stereotipata intendo, è più che buona; non sempre sorrisi e risate sono strappati e forzati, in alcuni momenti si ride di gusto. In questo contesto una nota da fare su Enzo Salvi, che per la prima volta [credo] non si è presentato con il solito monologo, per nulla divertente, fatto di parolacce da Guinnes dei primati; se non ricordo male è riuscito a non dire neanche una parolaccia in ben 5 minuti di presenza scenica: bravo, complimenti.
Merita la sufficienza perché non lascia completamente insoddisfatti, perché la colonna sonora è appropriata, perché di tanto in tanto la comicità si fa apprezzare. Si poteva fare molto di più dal punto di vista della trama e della recitazione. Tralascio dettagli tecnici quali fotografia et simila, che solitamente non commento mai.
Un film discreto, da vedere senza troppe pretese e soprattutto senza angoscia pre-esame come me :|

[Cinema] Ti amo in tutte le lingue del mondo

Dopo una giornata ricca di peripezie che non sto qui a raccontarvi, arriva il momento in cui ci si ritrova all’ingresso del cinema, con l’incubo di dover vedere Natale a Miami o, in alternativa, Le cronache di Narnia -che a dire il vero non mi ispira fiducia-. Il primo era già cominciato, il secondo uscirà fra qualche giorno; ore 22:20 -circa- si prende la decisione: il nuovo film di Pieraccioni.
Entusiasmato dall’idea di essere sfuggito all’ultima [era ora] boiata firmata Boldi-De Sica, entro in sala con una certa curiosità: non mi piace particolarmente Pieraccioni, ma trovo i suoi film abbastanza gradevoli. Veniamo a noi.
Per cominciare, stavolta abbozzerò una trama [tenete presente che in queste cose non sono mai stato bravo]

Gilberto [Leonardo Pieraccioni] organizza una festa a sorpresa per il compleanno della moglie, ma il giorno di festa si trasforma nella fine del matrimonio, dopo aver scoperto che la moglie lo tradisce. A distanza di un anno, Gilberto, insegnante di educazione fisica in un liceo, si ritrova perseguitato da un’allieva sedicenne follemente innamorata di lui, Paolina [Giulia Elettra Gorietti], che lo tormenta con biglietti lasciati dappertutto in cui dichiara il suo amore in tutte le lingue del mondo. Ma Gilberto è innamorato di un’altra donna, Margherita [Marjo Berasategui], conosciuta in una casa d’appuntamenti a causa di un imbarazzante equivoco. Alcuni amici sono a conoscenza di tutte le vicende sentimentali di Gilberto, raccontate da suo fratello Cateno [Giorgio Panariello]. Una serie di situazioni spiacevoli romperà tutti i rapporti tra Gilberto, Margherita e Paolina…[non voglio svelarvi tutto, altrimenti che gusto c’è].

In realtà il film è una combinazione di una vasta serie di luoghi comuni: l’alunna innamorata del professore, l’ex-moglie che frequenta l’amico del marito, il difficile rapporto madre-figlia… Ma tutti questi elementi, che di originale non hanno assolutamente niente, sono impreziositi da una comicità che definirei genuina, raramente volgare [il buon Ceccherini si distingue, in questo film, per un’insperata educazione e finezza di espressioni, ve ne accorgerete..] che li rende decisamente divertenti. Se c’è qualcosa di veramente originale nel film, secondo il mio modestissimo parere, è la comicità, a tratti esilaranti [sporadicamente anche deludente, con scene facilmente prevedibili].
Accanto al divertimento c’è posto anche per qualche situazione più seria, che hanno come protagonista il personaggio interpretato molto bene da Giorgio Panariello. All’inizio del film, Cateno viene presentato come fratello balbuziente di Gilberto; in realtà, con lo svolgersi della trama, si intuisce che Cateno è un portatore di handicap mentale, se pur in forma non grave. Vive nell’ombra del fratello, vive in un mondo di illusioni che, però, alla fine del film, come nelle migliori favole, si ritrovano premiate in modo trionfale.
Sono uscito dalla sala veramente soddisfatto, ottimo film, consigliato a tutti, anche ai non-fan di Pieraccioni [come me del resto]. Ti amo in tutte le lingue del mondo è probabilmente il miglior film di Pieraccioni, insieme con Il Ciclone.
P.S.Da segnalare

  • La presenza di Francesco Guccini nei panni del severo preside della scuola.
  • La colonna sonora di Francesco Tricarico [ma soprattutto è da segnalare: che fine ha fatto Tricarico?!?!]

[Cinema]Il mio nuovo strano fidanzato

Stamattina appuntamento con classe e prof. per il secondo film del cineforum a cui abbiamo aderito. Tema del cineforum è Matrimoni e Pregiudizi; e proprio di pregiudizi ero intriso stamane, data la pessima qualità dei film visti l’anno scorso (tema Affetti Speciali) e il primo film di quest’anno, La sposa siriana, che tanto male non era, lungi però dall’essere considerato da me (effettivamente sono molto pignolo) un buon film.

Con piacere ho dovuto lasciar perdere i miei pregiudizi, in quanto il film in questione, Il mio nuovo strano fidanzato [vi riporto la scheda di FilmUp.com e il sito ufficiale], si è rilevato non solo gradevole ma anche di buona fattura. Cito una breve sintesi del soggetto, tratta sempre da FilmUp.com

“Il soggetto, semplice ma efficace, vede Gloria [non so perchè FilmUp usi il nome Gloria, il personaggio si chiama Leni, come scritto anche nella scheda del film, ndr] portare a casa il suo nuovo fidanzato Rafi per ufficializzare il loro fidanzamento ai genitori. Il fatto che lei sia ebrea e lui di origini palestinesi tende a creare qualche tensione fino al punto che Rafi, accidentalmente, fa cadere dalla finestra la zuppa surgelata, colpendo in pieno il padre di Gloria. Credendo di averlo ucciso, i due innamorati si ritroveranno imprigionati in una spirale di equivoci e situazioni paradossali.”

A mio avviso, le qualità di questa produzione non vanno ricercate nella fotografia né nella scenografia, ma nell’originalità, non del soggetto, ma della rappresentazione del soggeto stesso. I due registi [Teresa De Pelegrì, Dominic Harari] hanno svolto un eccellente lavoro nel ricercare e proporre [con successo, direi] un modo originale di trattare un argomento trito e ritrito quale il conflitto Israelo-palestinese. Con la mia ultima affermazione non voglio certo sminuire la gravità della questione, tutt’altro, ma intendo esclusivamente sottolineare l’importanza di aver diretto una sceneggiatura in modo inusuale, vista la natura dell’argomento principale.
Il film si rivela, in realtà, una divertente commedia, che in più di una scena strappa non solo un sorriso ma anche una sentita risata. “Equivoci e situazioni paradossali” [come definiti da FilmUp] generano una sequenza insperata di avvenimenti per un film del genere; Seres Queridos, questo è il titolo originale, ha il carattere di una commedia, pur avendo come base della sceneggiatura una questione socio-politica spinosa e irrisolta, attuale dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi.
Il succedersi di situazioni divertenti e irriverenti sviano leggermente lo spettatore dall’argomento centrale, che però rivendica prepotentemente la sua posizione nella lite tra i due amanti: lui palestinese, lei israeliana, trasformano una lite di coppia in un contenzioso politico, muovendo pesanti accuse sulle azioni dei due popoli che da svariati decenni si contendono lo stesso territorio. Il botta e risposta tra i due sottolinea la gravità della questione socio-politica in atto, e l’impossibilità di trovare una soluzione schierandosi completamente a vantaggio di uno dei due contendenti; le accuse dell’uno e dell’altra si rivelano tutte vere e tutte ugualmente dimostrano la colpevolezza dei Palestinesi quanto quella degli Israeliani.
In definitiva, un film più che discreto, una commedia più che gradevole, che merita di essere vista per l’originalità della trattazione del soggetto.
P.S. Questo post non vuole essere una vera e propria recensione anche perchè non sono in grado di farne, e come vedete ho citato più volte FilmUp; è più che altro un commento al film stesso, e un’ammissione di colpevolezza per essere partito carico di pregiudizi.

Harry Potter e il Calice di Fuoco

Free Image Hosting at www.ImageShack.usHola, ieri sono andato alla prima di Harry Potter e Il Calice di Fuoco, ovvero il quarto episodio della famosa saga inglese di J.K. Rowling (grazie al mio amico Alex che ci ha procurato i biglietti!). Ero abbastanza riluttante all’idea di vedere questo film, come lo ero per Il prigioniero di Azkaban (che infatti non ho visto) e gli altri due (entrambi visti, il primo al cinema, il secondo in tv); di motivi per non andare ne avevo più di uno.

Ho cominciato a leggere Harry Potter quando praticamente non lo conosceva nessuno; mio zio mi regalò La camera dei segreti diversi anni fa e lo apprezzai molto, pur non capendo molte cose: solo dopo scoprii l’esistenza di un primo episodio, La Pietra filosofale, che mi affrettai a comprare al più presto. All’uscita del Prigioniero di Azkaban, il maghetto con gli occhiali cominciava a diventare famoso anche in Italia, finchè dovetti prenotare molti giorni prima la mia copia de Il Calice di fuoco, che divorai in poco tempo. Solo che qualcosa era cambiato, sarà stato che nel frattempo ero cresciuto, o più probabilmente il fatto che “HP” non era più “mio“, ma di un’immensa folla (soprattutto bambini), ma cominciai ad annoiarmi. Mi spiego: il libro era molto bello, più coinvolgente dei precedenti per certi versi, ma ormai era fenomeno di massa, e come tale ho cominciato a considerarlo sciocco e banale. Ed è per questo motivo (veramente stupido) che non ho comprato L’ordine della Fenice, con una certa aria di distacco mi sono convinto che ormai era tempo di cercare qualcosa di nuovo.
Ma cavolo, se già da qualche mese avevo pensato di andare in libreria e comprarlo per divorarlo come ai vecchi tempi, ora credo proprio che lo farò.
Ho apprezzato molto il film, ben realizzato, un plauso al regista Mike Newell (regista, tra gli altri, dello splendido Donnie Brasco); non mi lamento della fedeltà alla storia, che non deve essere sempre rigorosa per ovvi motivi tecnici, ma anche perchè questi film non sono trasposizioni dei libri, sono semplicemente tratti dai libri stessi; ad ogni modo non c’è poi da ridire sulla fedeltà al testo, considerando anche che alcune scene sono state sicuramente tagliate per motivi di tempo.
Non sono molto bravo nel recensire film, ed infatti questo post non è una recensione, ma una semplice accozzaglia di considerazioni. Il film è carino, vale la pena di vederlo.
Il difetto più grande è il doppiaggio in italiano. Premettendo che i film andrebbero visti tutti in lingua originale (non c’è paragone), questo doppiaggio lascia davvero a desiderare, le voci sono, a parer mio, inadatte e molto spesso non rendono bene le espressioni e i sentimenti relativi alle varie situazioni.
E’ un film piacevole, sia per gli appassionati sia per chi non conoscono o non apprezzano particolarmente Harry Potter, perchè, come per Il Signore degli Anelli (con le dovute proporzioni) la trama la fa da padrone, è la storia (originale ed avvincente) che di per sè rende il film non solo gradevole ma degno di svariati apprezzamenti.
Buona visione