La Camorra c’è. E si vede.

La Camorra non esiste. Per lo meno non esiste agli occhi di tanti. Conclusioni scontate, risapute, che puzzano di ipocrisia: tirano le somme ad Anno Zero, proprio ora, con l’eroe Roberto Saviano e con Franco Roberti (procuratore aggiunto della distrettuale antimafia di Napoli. C’è anche l’insopportabile Ruotolo: un insopportabile che però ha le palle di andare ad intervistare mogli, fratelli e cugini famosi, sindaci manichini.

 

Passano le immagini, le interviste alla gente comune. Un anziano signore oltre la sessantina, sigaretta alla mano e occhiali scuri afferma con convinzione che a Casal di Principe si sta bene e sono tutte stronzate quelle che si dicono a proposito di tre nomi: Schiavone, Zagaria, Iovine. Stupidaggini, dice un altro, aggiungendo che i veri camorristi stanno a Roma e i politici mangiano il sangue degli operai; subito dopo va via su un motorino, ridendo e senza casco.

 

Si parla di soldi, ricchezza, benessere, affari, imprese. Finalmente si parla di ragazzi, giovani, studenti: i famosi temi della scuola media. Il rifiuto degli insegnanti di presentarsi in TV, la testimonianza di una professoressa.  Si cita una lettera scritta da una docente della scuola Salvo D’Acquisto di Miano. E mi accorgo, durante la lettura, di tante cose giuste e di tante cose che non condivido.

Evidentemente la docente in questione è una docente modello e merita tutto il rispetto possibile. Ma quanti ce ne sono di insegnanti così? E quanti sono l’esatto contrario? Perché nessuno cita la piaga della città?

Parlo ancora dell’ignoranza, perché ho sempre sostenuto che l’ignoranza genera inciviltà, l’inciviltà genera criminalità. È l’Istruzione che deve essere non cambiata, ma rifondata. Rifare tutto da capo, ripartire da zero. Rendere l’organizzazione didattica flessibile, stimolare l’interesse per la conoscenza, riempire le menti non di nozioni di dubbia utilità ma di voglia, passione, interesse, coscienza. Educare. Si deve educare, si deve dare autonomia e coscienza, quel tanto che basta per far comprendere che la legalità è sacrosanta e tutto ciò che è al di fuori di essa deve restare al buio.

Una mela marcia è perduta, non può tornare sana. Una mela sana può marcire. Sono le mele sane quelle che ci interessano. Sono le mele sane quelle da salvare. Le mele sane sono le generazioni di adesso, la mia è già perduta. Un ventenne di adesso o è sano o è marcio: se è marcio è già perso. Ma un bambino di dieci anni no, è da salvare. Non da solo. Obbligatelo a studiare fino al diploma, fate sì che uno studente di un istituto tecnico o professionale non sia considerato un ignorante dall’élite bigotta dei dotti da teatro perché non è uno studente di liceo classico o scientifico. Sia invece considerato come una figura professionale preparata, competente e di rispetto come ogni onesto lavoratore. Lavoratore.

 

Niente fughe all’estero, niente fughe dalla città, dalla provincia, dalla regione. Si può cambiare e si può sperare di cambiare. Si può cambiare, cazzo, si deve cambiare.  E sarà difficile ma mai quanto sopportare questo gelido torpore che ci affligge. È più facile cambiare le cose che continuare a fare finta di niente. Si deve guardare intorno, aprire gli occhi, perché dice il falso chi afferma che la Camorra si nasconde. No. La Camorra c’è ed è chiaramente visibile. Basta guardarsi intorno.

De Immonditiae

Da una discussione su un forum. Un utente si rivolge a me con queste parole:

 

«Non ti ho chiesto di riportare tutta la vostra relazione sui problemi psicosocioeconomici che affliggono il sud Italia, ma solamente un paio di frasi per rispondere alla mia domanda ”perché certe cose succedono solo da voi?”»

Di seguito la mia risposta:

«Tralasciando la perplessità nel continuare a leggere questa distinzione “noi-voi”, vedrò allora di rispondere alla tua domanda, anche ripetendo ciò che già è stato detto, per lo meno da me.
Parlerò della Campania e in modo particolare di Napoli. Certe cose accadono solo a Napoli e dintorni, pardon accadono solo da noi, perché:

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Qualcosa che non va giù in città

Domenica 16 Dicembre 2007, Affaccio panoramico, Napoli.

munnezza

Un abbraccio circolare

Su segnalazione di mio fratello, ho guardato due video su YouTube. Si tratta di un documentario del giornalista e scrittore Carlo Pizzati, risalente ai primi anni novanta. Nonostante non abbia avuto modo di visionare l’intero documentario, posso dire con ampio margine di sicurezza che si tratta di un’opera importante. L’autore del documentario riprende la realtà del fenomeno neomelodico, esploso tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio dei ‘90. Un quadro inquietante fin dai primi istanti del filmato, ma soprattutto una fedele descrizione di quegli anni. Da Ciro Riggione a Luciano Caldore, passando per il trans Valentina; ma il vero protagonista è la folla.

Consiglio vivamente di dare un’occhiata ai seguenti video e magari esprimere la propria opinione al riguardo.

Un abbraccio circolare Prima parte
Un abbraccio circolare Seconda parte

“Non volevo ammazzarlo”

L’ho scritto per Quelli perbene, voglio riportarlo qui.


«Non volevo ammazzarlo»

fonte: Repubblica.it

Breve, ma intenso. Tagliente è la parola giusta. Tagliente come una coltellata al cuore, alla gola sostengono altri.

Luigi Sica, 16 anni, morto, ammazzato. Perché? Motivi futili, riporta la stampa.
C.P., 15 anni, assassino. Ha inflitto una coltellata mortale a Luigi Sica. Perché? Futili motivi, riporta la stampa.

C.P., 15 anni, assassino, si costituisce. Alla Polizia dichiara: «Non volevo ammazzarlo».

C.P., 15 anni, assassino, costituito, deriso da Luigi Sica, si allontana da luogo del misfatto, ritorna con degli amici ed un coltello. Però non voleva ammazzarlo. No, non voleva. Era tornato indietro perché il coltello gli serviva per sbucciare una cipolla, tagliare una fetta di pane, una bistecca. Per uccidere no, chi è che non cammina per le strade con un coltello nelle tasche, potrebbe sempre servire. Ma non per uccidere, neanche per ferire. No.

E allora, qualcuno mi spieghi per quale fottuto motivo un ragazzino di 15 anni debba girare con un coltello in tasca, se non per uccidere o ferire.

Link diretto

Train to Dante

Da Fantaproduction

Lo Stato c’è: scarcerato Ciro Mazzarella

«Lo Stato esiste»
Rosa Russo Iervolino, 26 Novembre 2006

Napoli, 5 Dicembre 2006:

Il boss di Santa Lucia, uno dei capi storici della camorra napoletana, è stato scarcerato per prescrizione dei termini. Ciro Mazzarella era stato arrestato in Spagna nell’estate del 2002 e processato per contrabbando di sigarette e racket. Il pm aveva chiesto per lui 18 anni di reclusione, ma Mazzarella esce dal carcere: la settima sezione della Corte di appello di Napoli ha accolto un’istanza del suo avvocato.
fonte: Repubblica.it

Lo Stato esiste?