Un buon giorno per morire #2

Ah, l’avevo promesso e l’occasione è propizia. Torna l’attesissima rubrica Bella Napoli, con un titolo diverso dal solito per rendere meglio l’idea dell’episodio.Tornavo dall’università, scendo come al solito alla stazione di Piazza Cavour, che per i napoletani è Piazza Càvour, e mi rendo conto che qualcosa non quadra.

Dannazione, sono arrivato troppo tardi per morire, perché qualche minuto prima Vincenzo Prestigiacomo, 33 anni, cognato del boss Giuseppe Misso, è stato assassinato a 10 metri dalla fermata del pullman dove aspetto impazientemente l’arrivo del primo mezzo pubblico utile.
Ecco spiegata la gran folla, il traffico, le 5 auto dei Carabinieri, le 5 auto della Polizia, il clima surreale. Ovviamente non manca l’innocente di turno, tale Fraga Tudor, ferita dai colpi di pistola. Maledetta, potevo essere ferito io. Ah se solo fossi arrivato un po’ prima.
Beh, sarà per il prossimo omicidio in strada, tanto adesso si scatenerà una guerra; nonostante i 4 morti nelle ultime 48 ore potrebbero far pensare che la guerra sia già iniziata, è l’uccisione di Prestigiacomo che darà inizio alla vera festa.

Adesso, gente di destra, gente di sinistra, gente di centro, pusillanimi senza bandiera e quant’altro, mi rivolgo a tutti voi: avete ancora il coraggio, l’ingenuità, il buonismo necessario per inveire contro la proposta concreta di inviare l’esercito per le strade? O vogliamo aspettare il prossimo morto ucciso, magari un passante qualunque, magari proprio io, visto che di lì ci passo tutti i giorni per due volte. E poi chi ci scrive più su Sunken eyes? Devo fare ancora troppe cose per morire, quindi non vorrei rischiare di finire in questo modo così squallido: ucciso per caso, tipo Annalisa Durante, Simonetta Lamberti, giusto per fare un paio di esempi, e i tanti altri finiti nel dimenticatoio.

Ma la speranza siamo noi?

Link utili:
La camorra torna ad uccidere, da Repubblica.it
Agguato a Napoli, ucciso cognato di un boss, da Corriere.it
Bella Napoli, da Sunken eyes

Napoli: la speranza siamo noi? #4

La mitica rubrica Bella Napoli continua con questa notizia di ieri.fonte: Repubblica.it

Napoli, agenti aggrediti dalla folla; avevano appena arrestato un rapinatore


«NAPOLI
- Hanno arrestato un rapinatore e sono stati aggrediti da più di cinquanta persone, tutti amici e parenti del ladro. E’ successo agli agenti del commissariato di Torre del Greco, vicino a Napoli. A fare da sfondo alla scena - che di recente si è ripetuta più volte - i quartieri spagnoli della città partenopea. […]
I poliziotti, arrivati sul posto, si sono imbattuti nei due ladri. Uno è riuscito a scappare a piedi, l’altro, Giuseppe Saltamacchia, 27 anni, a bordo di un ciclomotore, è stato arrestato. L’uomo, con precedenti penali, era già noto alle forze dell’ordine.

Poi, improvvisamente, circa cinquanta persone, in gran parte donne, tutti amici dei due ladri, hanno cominciato a urlare contro i poliziotti, li hanno aggrediti con calci e pugni e spintonati. Nel mirino degli aggressori è finita anche una volante della polizia arrivata a sostegno dei colleghi. Nel caos i poliziotti sono comunque riusciti a difendersi e ad arrestare altre due persone: Elena Forte, 44 anni, che risultata imparentata con il malvivente che è riuscito a fuggire, e Maria Saltamacchia, 24 anni, sorella dei Giuseppe.» [Leggi l’intero articolo]

Quando si parla di crisi della legalità e di delinquenza dilagante si intendeno anche episodi di questo tipo. Non esiste rispetto per le autorità, le parti sono invertite. I buoni sono considerati cattivi, i balordi sono quelli da difendere dagli abusi delle forze dell’ordine. C’è bisogno di dire altro? Aggiungere qualcosa?
Episodi del genere scoraggiano la mia voglia di riflettere e commentare o almeno la voglia di esprimere verbalmente la mia opinione al riguardo.
E allora la speranza siamo noi?

Napoli: la speranza siamo noi? #3

Come avevo annunciato nel primo post di questa specie di rubrica di mia invenzione (il titolo non ha niente a che fare con la pizza surgelata della Buitoni, tanto per puntualizzare), vorrei trarre qualche riflessione sulla crisi della legalità in questa caotica quanto affascinante città.Il secondo e immediato post è un buon biglietto da visita per cominciare, ma preferisco partire da un altro punto. Nel corso della già citata puntata di Anno Zero del 21/09, gli ospiti popolari di Santoro, rigorosamente partenopei, indicano come causa di tutti i mali la mancanza di lavoro. La disoccupazione, che a Napoli tocca quota 31.39% (anche se credo che i dati presenti non siano aggiornati), sarebbe l’origine degli episodi assortiti di violenza (c’è un’ampia gamma di scelta); tali episodi di violenza sono giustificati come uno stile di vita determinato dall’istinto di sopravvivenza, che prende il nome di «arrangiarsi». In parole povere, si rapina per necessità, si diventa criminali per necessità, ci si affilia alla Camorra per necessità. Già, perché infondo, come sostengono gli ospiti di Santori, sono tutte brave persone che diventano criminali per sfamare le famiglie, perché il lavoro non c’è.

Qualcosa di strano in fatto di disoccupazione, in effetti, c’è. Se il tasso di disoccupazione nazionale scende ai minimi storici da 14 anni a questa parte (7%), quello partenopeo sale, al massimo ristagna. Perché manca il lavoro? O forse perché non si ha voglia di lavorare?
Chiaro, la situazione non è delle più rosee per molti settori, ma se effettivamente ci si ritrova nella condizione in cui è impossibile mantenere una famiglia, forse sarebbe il caso di accettare un impiego non gradito, in attesa di tempi migliori. E invece no.
A quale scopo lavorare onestamente, quando dalla parte del crimine si guadagna di più. E chi se ne importa se ci sono degli stupidi che lavorano, pagano le tasse e poi subiscono i soprusi di un far west metropolitano.

Ciò che gli ospiti di Santoro non dicono è che se si ha voglia concreta, il lavoro c’è, lavorare onestamente si può, vivere nella legalità non è impossibile, anzi. Ciò che gli ospiti di Santoro volutamente tralasciano, è che del 30% dei disoccupati molti hanno un lavoro, pur risultando nullatenenti e di conseguenza ricevono sussidi statali. In soldoni: guadagno in nero + aiuti statali + evasione fiscale; in alcuni casi, si tratta di una somma discreta.
Poi ci sono ladri, rapinatori/scippatori, spacciatori e tutta una serie di attività collegate alla Camorra che sono sempre redditizie. Se non si lavora onestamente è perché non si ha la voglia per farlo. Non inventiamo scuse, non nascondiamoci dietro un disagio che nella realtà dei fatti risulta essere molto meno esasperato di quanto si voglia far credere. Con questo (e voglio precisarlo chiaramente) non intendo affermare che la disoccupazione non esiste, tutt’altro.

E allora non ci sono speranze, dicono sempre i famosi ospiti. Non ci sono speranze di salvezza, è tutto in mano alla Camorra. Io, invece, vorrei provare a vedere che effetto fa leggere la stessa frase con le parti invertite: la Camorra è nelle nostre mani, interamente.
È una questione sociale, di mentalità, di quella famosa educazione alla legalità che le scuole cercano di impartire agli allievi, quell’educazione che esiste in pochi ed è ignorata da molti. Ignorata per comodità e per ignoranza, nel vero senso della parola. La scuola è solo una prigione a tempo, nient’altro. Sicuramente non è maestra di vita come la strada, sicuramente non prepara il terreno per la società futurible.
E allora che si fa? La speranza siamo noi?
Continua. Presto.

Napoli: la speranza siamo noi? #2

Non credevo di dover subito postare il numero 2. E, invece, eccolo qui.
fonte: Repubblica.it

“Mio marito è un killer della camorra” e lui dal carcere ordina ai clan: punitela.

NAPOLI - Aveva sposato un camorrista ma quando lui è finito in carcere per l’ennesima volta lei ha provato a rifarsi una vita. Non più in casa ad aspettare lo stipendio assicurato dai boss alle famiglie dei detenuti. Ma altrove e con un altro status: da moglie di un killer a testimone di giustizia. È andata dai magistrati, ha accusato l’uomo di quattro omicidi. Ora però è in pericolo. Il clan è sulle sue tracce, ha una sua foto. E anche l’ex marito cova sentimenti di vendetta. [Leggi l’intero articolo]

 

Napoli: la speranza siamo noi? #1

L’altra sera guardavo Anno Zero, condotto da Michele Santoro (che non apprezzo particolarmente) su Rai Due. L’intera puntata è stata dedicata alla “mia” città, titolo Napoli e la crisi della legalità. Una trasmissione molto interessante, che mi ha dato modo di riflettere parecchio. Noterete che nel titolo ho inserito un numero, auspicando di iniziare una serie di post a tema.Per prima cosa, indico solo il link dove trovare l’intera puntata di Anno Zero, per invitare visitatori abituali e occasionali, a trarre le proprie riflessioni. Mi rendo conto che la visione necessita di un po’ di tempo, ma se si ha un minimo di interesse per una questione sociale tutt’altro che trascurabile, beh, credo ne valga la pena.

Per adesso passoparola.

Napoli e la crisi della legalità Anno Zero, Rai Due, 21/09/06