Lo Stato c’è: scarcerato Ciro Mazzarella

«Lo Stato esiste»
Rosa Russo Iervolino, 26 Novembre 2006

Napoli, 5 Dicembre 2006:

Il boss di Santa Lucia, uno dei capi storici della camorra napoletana, è stato scarcerato per prescrizione dei termini. Ciro Mazzarella era stato arrestato in Spagna nell’estate del 2002 e processato per contrabbando di sigarette e racket. Il pm aveva chiesto per lui 18 anni di reclusione, ma Mazzarella esce dal carcere: la settima sezione della Corte di appello di Napoli ha accolto un’istanza del suo avvocato.
fonte: Repubblica.it

Lo Stato esiste?

Nostalgico omidicio

Breve, breve. Quasi quasi avvertivo un po’ di nostalgia. Per fortuna giungono queste notizie a rincuorarmi:
Killer in motocicletta nel napoletano
Pedofilia, parroco arrestato a Napoli

fonte: Repubblica.it

Nasce Quelli perbene

Un po’ di pubblicità non fa mai male, se si tratta di un progetto interessante e personale, condiviso con altri blogger la cui presenza sarà stata sicuramente notata dai fidi lettori.

Dopo il recente riaffiorare dell’eterna emergenza criminalità a Napoli, ho lanciato a Pepenero e Napoletanite l’idea di collaborare per un blog condiviso, con lo scopo di far parlare la Napoli perbene.

Il principio primo di Quelli perbene è il seguente:

«Quelli perbene non rappresenta una testata giornalistica e non è schierato politicamente, ma anzi pone come fondamento irremovibile la diversità di opinione e il confronto di idee e punti di vista che non seguano necessariamente un unico e comune punto di vista. Ciò che solo accomuna i blogger, fondatori e partecipanti, è il desiderio di affermare con decisione la non appartenenza ad un tessuto sociale corrotto, per ribadire con forza che il rovescio della medaglia napoletana è popolato da lavoratori, dagli onesti, dalle persone civili, dagli intellettuali, da Napoletani insofferenti di fronte al degrado cittadino; da quelli per bene.»

Lo staff di Quelli perbene, se così possiamo chiamarlo, conta al momento 5 blogger napoletani, ed è prevista la collaborazione di almeno un altro elemento.

Forse non cambieremo la città, ma almeno potremo dire di aver tentato di fare qualcosa nel nostro piccolo. Buona fortuna a tutti i partecipanti e a tutti quelli perbene.

Accadde oggi

fonti: Repubblica.it Corriere.itOggi, 12/11/06, vi è un discreto numero di fatti da ricordare e notizie da commentare. Dovrei, o meglio vorrei, ricordare Nassirya ad esempio. Vorrei parlare degli idioti di turno che lanciano sassi da un ponte. Oppure di un’ivoriana morta, con tanta puzza di malasanità . Ancora meglio una professoressa trentatreenne sessualmente attratta da tre studenti di 13 anni.
Scelgo solo uno di questi interessantissimi argomenti, il seguente.

Botte al down nel video su internet

Semplice semplice. Alcuni ragazzi deridono e picchiano un compagno di classe, colpevole di essere affetto da sindrome di Down. Il tutto ripreso con la videocamera del telefonino e, come se non bastasse, messo pure su internet.

Oltre ad essere disgustoso, vergognoso, osceno direi, un episodio di questo tipo dimostra quanto la gente possa fare schifo fin da giovane. Si continua a dare la colpa a videogiochi e televisione, ma un dubbio mi attanaglia: perché non prendere mai in considerazione un’eventuale colpa della famiglia? La pratica dello scarica-barili è molto comoda, in effetti, ma è sempre colpa di qualcun altro diverso da mammina e papino? Ora che rifletto, non so neanch’io cosa pensare. A parte il fatto che ho a leggere una notizia del genere avrei voglia di vomitare.

Cosa è cambiato dopo l’ultimo post

Al momento in cui scrivo, Sunken eyes conta 100 pagine viste e 68 accessi unici, che si sommano alle 35 pagine viste e i 16 accessi unici di ieri. Insolito per questo blog, abituato a pochi fedelissimi.
Poi ci sono gli oltre 50 commenti su LiberoBlog e una discussione che si protrae offrendo spunti interessanti e le solite sparate per allenare le dita (i commenti inutili insomma). Tutto molto strano per me e il mio blog.

Ma delle visite non mi importa poi tanto (non dico che non mi interessano, sia chiaro). Ciò che, invece, mi ha incuriosito, stupito e gratificato sono stati i commenti di ringraziamento, di solidarietà, di stima. Mi sono accorto di non essere solo, mi sono accorto che non esistono solo Napoletanite, Pepenero et simila. E di questo ne sono ben lieto. Grazie a tutti.

Diversi commenti presenti su LiberoBlog e quelli presenti qui mi hanno dato un impulso in più per dare vita ad un piccolo progetto, per dare voce a quanti, come me, non vogliono adattarsi ad una situazione che non ci appartiene, una situazione che detestiamo, per la quale ci sentiamo alieni nella nostra città, come sostiene Perkypat tra i commenti al post. A breve ulteriori informazioni a riguardo.

Non cambierò le sorti di Napoli, ma potrò dire di aver fatto qualcosa, seppur qualcosa di infinitamente piccolo. Nel frattempo, ringrazio ancora tutti coloro che hanno condiviso e apprezzato il mio sfogo, e tutti coloro che hanno voluto discutere (e tutt’ora continuano) in maniera costruttiva della crisi attuale.

Ma io da Napoli non me ne voglio andare

fonte: Repubblica.it

NAPOLI - Dopo otto giorni di calma, Napoli e la sua provincia tornano a essere bagnate dal sangue. Il nuovo agguato è a Qualiano, dove, due killer, a bordo di un’ambulanza rubata, sparano numerosi colpi di pistola per uccidere Pasquale Russo, 41 anni, ritenuto elemento di spicco del clan Pianese. A metà settembre era stato ucciso il boss della famiglia: Nicola Pianese 47 anni, era stato freddato in un agguato a Varcaturo, comune di Giugliano. I carabinieri stanno valutando se l’omicidio rientri in una guerra tra cosche rivali o sia l’effetto di una frattura all’interno dello stesso clan.

Ancora uno, ancora malavita organizzata, ancora faida, ancora sangue. Ma io non me ne voglio andare.

Non ci sto, non sopporto più di essere etichettato come Camorrista nella capa, non ho la pelle arrostita dalle lampade, non porto i capelli come l’ultimo tra i neomelodici, non giro con una Mini Cooper passando col rosso, non getto carte a terra, non fisso le persone con sguardo minaccioso, non rubo e non l’ho neanche mai fatto, i miei genitori pagano le tasse, tutte, fino all’ultimo centesimo, non getto l’immondizia dal balcone di casa, non cammino per strada con un coltello nella tasca. No.

Ho studiato per 13 anni, ho conseguito la Maturità Classica con 100, mi sono iscritto all’università e continuo a studiare intensamente, perché un domani voglio lavorare, avere una moglie da amare, dei figli, una casa tutta mia, pagando luce e gas, non certo allacciandomi abusivamente ad altri.

Perché io sono una persona onesta, perché mio fratello è una persona onesta, perché mio padre è una persona onesta, perché mia madre è una persona onesta, come lo sono stati i miei nonni. Perché i miei genitori sono dei gran lavoratori, che da oltre 20 e 30 anni lavorano, sudano, pagano tutte le tasse, hanno cresciuto due figli, hanno comprato una casa senza chiedere aiuto a nessuno, né ai familiari né agli usurai.

Perché io con la malavita non voglio avere niente a che fare, né ora né mai.

Sono stanco di leggere sentenze male argomentate, pessimamente scritte, volutamente denigratorie dal primo ragazzino arrivato sul web. Accusate chi volete, offendete se vi aggrada. Ditelo. Affermatelo. Gridatelo. Ma non a me, non alla mia famiglia, non ai miei amici, non a quelli come me. Non a quelli per bene.

Se in precedenza ho pensato o detto il contrario, adesso rimangio tutto: io da Napoli non me ne voglio andare.

Pozzuoli: morto Loris Di Roberto

fonte: Repubblica.it

Stamattina leggevo sul Televideo della morte di Loris di Roberto, 19 anni, accoltellato domenica scorso in seguito ad una lite. Movente la gelosia. Daniele Del Core, invece, è morto sul colpo; la sua colpa è stata quella di intervenire per dividere i due litiganti.

Il duplice omicida, 16 anni, è stato affidato ad una comunità di recupero, come previsto dalla legge. Il motivo è presto detto: un ragazzino di 16 anni, teoricamente, ha più probabilità di essere rieducato e riabilitato a pieno titolo in società. Per tale motivo, si preferisce mandare i giovani criminali in comunità piuttosto che in carcere. Tutto questo in linea teoria. Tutti noi sappiamo che il lavoro di queste comunità, laddove viene svolto con serietà, risulta vano nella maggior parte dei casi.

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