Da Pink Moon a A day in the life, da Big yellow taxi a Good night, da Somewhere over the rainbow a Don’t let me be misunderstood, Change the world e tante altre. Approdo finale la solita, vecchia, cara, instancabile, indimenticabile Blackbird, alle volte meglio se si trattava della mia interpretazione.
Come al mio solito, dimentico tutto il percorso, ma alla fine l’importante (in questo caso) è il punto d’arrivo.
Dunque, durante un’esplorazione della blogosfera italiana sono arrivato su Photographer’s Life. Oltre ad aver notato che si tratta di un blog molto interessante, e non lo dico per arruffianarmi il blogger di turno ma per reale ammirazione, la mia attenzione è ricaduta su un video di YouTube scoperto dal blogger e gentilmente condiviso con la rete. Il 46enne americano troubleclef è decisamente portato per la chitarra. Non so cosa faccia nella vita, ma so per certo che è un ottimo chitarrista.
A prima vista (e primo ascolto), il mio occhio (e il mio orecchio) si è soffermato su Love of my life dei Queen, Andmoreagain dei magnifici Love, Bohemian Rhapsody e Martha my dear dei Beatles. Ho molto apprezzato proprio quest’ultima, di conseguenza la ospito nel mio blog.
I miei pochi, ma sempre fedelissimi, lettori potrebbero aver notato un po’ di discontinuità creativa e una certa frettolosità , brevità dei post. Il titolo del post vuole enunciare le cause e gli avvenimenti recenti e/o in corso.
Tra il passato e il futuro si pone sempre il presente e così gli studi cominciano a pressare e pesare, nonostante sia pienamente convinto della scelta che ho fatto (a breve sarò ufficialmente una matricola). Conseguenza ovvia è un minor tempo a disposizione, da distribuire preferenzialmente per le svariate faccende di routine; per adesso, è il mio caro blog, cui tengo davvero molto, a pagarne le maggiori spese, con post brevi, distanziati nel corso di due o tre giorni, poco elaborati e privi della mia personale e consueta passione di porre in parole pensieri, idee e quant’altro ritengo interessante, potenzialmente per lo meno. Assenze e impegni.
E tra gli stimoli non bisogna considerare solo quelli relativi al futuro studentesco e più in là (ma molto più in là , proprio tanto) professionale. C’è sempre qualche vecchio proposito ricoperto di polvere, accantonato in un angolo non illuminato per quello che doveva essere solo un momento, momento che come sempre dura un’eternità . E allora, forse, potrebbe essere l’occasione buona per rispolverare il vecchio pallino, un chiodo fisso messo da parte ma mai tramontato in maniera definitiva. In attesa di un deciso e decisivo impulso di creatività , non perdo tempo e do vita alla prima demo. Chissà , forse stavolta (e qui bisognerebbe contare tutte le volte in cui ho pensato e detto la stessa cosa) si tratta dell’occasione giusta per prendere carta e penna e rifinire un pugno di note. Ritorni.
Resta un solo punto da chiarire, gli Addii. Sospeso tra la vita e la morte, ogni giorno un’agonia, quando anche il gesto più semplice diventa difficoltoso, doloroso, estenuante. Movimenti impacciati, lucidità alterna, voce impastata, crisi di nervi indotti da un’evidentemente ormai cosciente condizione di prossimità della fine. Tutto questo assente fino a due mesi fa, ma facilmente immaginabile da tempo. Questa volta, però, il tempo mi è stato amico, mi ha dato l’opportunità di prepararmi all‘inesorabile per eccellenza, concedendomi di vivere una situazione così spiacevole con più serenità . Eppure, ora che i giorni si superano con fatica e angoscia, mi rendo conto di non essere poi così sereno come credevo. Quando andrà via soffrirò più di quanto avessi pensato. Ho capito che in fin dei conti non sono capace di stringere il cuore, non io, non adesso.
Per coinciliare questo miscuglio di emozioni contrastanti voglio condividere con i miei lettori (questa espressione mi ricorda vagamente il Calvino di Se una notte di inverno un viaggiatore) una canzone cui sono molto legato.
Si tratta di una canzone degli intramontabili Beatles, sì, sempre quei quattro di Liverpool che mi hanno cambiato la vita. La canzone in questione è I’ll follow the sun, dall’album Beatles for sale, 1964, album che molti considerano come il più scadente dei Fab Four. Su YouTube ho trovato un simpatico cartone animato, in inglese, avente come colonna sonora proprio la suddetta canzone. [Leggi il testo]
I saw it written and I saw it say Pink moon is on its way And none of you stand so tall Pink moon gonna get you all It’s a pink moon It’s a pink, pink, pink, pink, pink moon