Dies (ne)fasti

Uno di quei giorno da dimenticare, da cancellare dal calendario.
Uno di quei giorni in cui pensi che avresti fatto meglio a rimanere a letto, poltrendo sotto un’incantevole soffice trapunta di piuma d’oca…

I wanna see it painted, painted black
Black as night, black as coal
I wanna see the sun blotted out from the sky
I wanna see it painted, painted, painted, painted black

Rolling Stones - Paint it black

Disraeli Gears

Non so perché, o forse lo so ma non voglio ammetterlo, ma mi è tornata la sindrome Disraeli GearsCream - Sunshine of your love

Alla rinfusa

Avrei voluto scrivere un post lungo, riflessivo, argomentato, interessante. Ma un anomalo susseguirsi di incalzanti conversazione via instant messenger mi ha portato via il tempo.Tanti auguri ad Ale, amico fraterno da 11 anni. Avrei tante altre parola da spendere in stucchevoli quanto sinceri elogi, ma preferisco farlo in via riservata, carta e penna restano il miglior modo.

Gli studi procedono tra pochi e brevi alti e tanti bassi da risollevare. Lunedì scritto di Analisi, speriamo bene (sperate insieme a me, tenetevi le mani tutti in cerchio).

Mi sono accorto d’improvviso di non sopportare Belpietro. Non per lo strafalcione del giornale di cui è direttore, tutt’altro, non mi importa poi tanto. È colpa della sua mascella. Ho scoperto di essere intollerante.

Sabato sera ho visto delle ragazzine, al massimo dodicenni, vestite come due puttanelle, conciate come due puttanelle, con le movenze di due puttanelle, con discorsi di due puttanelle. Insomma due puttanelle in erba. Tristezza nel cuore.

E poi:

I’m under your spell like a man in a trance
but i know darn well that i dont stand a chance so
Unchain my heart let me go my way
Unchain my heart you worry me night and day
Why lead me through a life of misery
when you don’t care a bag of beans for me
So unchain my heart, oh please, please set me freeRay Charles - Unchain my heart

The times they’re a-changin’

Pare che ultimamente mi piaccia riflettere. Pensavo a me, agli amici, agli studi e quant’altro. Il tutto con estrema serenità.Oggi il medico di famiglia, amico da sempre, appena mi ha visto ha affermato di vedermi più sicuro di me, più disteso, più maturo. Mi è bastato un attimo per capire che aveva ragione. Pofferbaccolina, mi sento veramente bene. Sarà che ho superato la prima prova di Analisi, sarà che ho ritardato di 10 minuti l’appuntamento con la morte, sarà che improvvisamente mi sento diciottenne, il che non significa che mi vedrete in prima fila nella movida notturna o ubriacarmi ogni sabato sera.

Semplicemente avverto la sensazione di essere, non saprei dire, dinamico. Per chi non ne fosse a conoscenza, ricordo che, secondo il prof. di Fisica, dinamica viene dal greco δινα; dico, ma se uno non sa, perché aprire bocca per fare brutta figura? Se tra i 140 studenti di Telecomunicazioni ce ne sono due che hanno conseguito la maturità classica e, di conseguenza, sanno a ben ragione che dinamica deriva da δύναμις (che si legge diùnamis), perché rischiare una figuraccia del genere?

In giorni come questi attribuisco un certo valore ad ogni cosa, ogni pensiero, idea, gesto. Per esempio la colazione a base di cornetto e caffè. Oppure mio padre che comunica l’acquisto di un dvd (cosa insolita da parte sua).

«Che film è papà?» chiede la folla (mio fratello ed io) incuriosita.
«Notte prima degli esami» dice «Ne ho sentito parlare bene» (di certo non qui).
«Carino ma niente di che» replica la folla all’unisono. A questo punto mostra l’acquisto alla folla.
«L’ho pagato 7€» afferma l’acquirente.
«Me lo fai vedere?» chiedo insospettito. Quando ormai ho già scartocciato la plastica di rivestimento mi accorgo del misfatto.

Orrore! Si tratta di un falso madornale e anche caro: 7€. Il bollino SIAE si rivela staccato da un dvd abbinato ad una rivista e riattaccato, previa cancellazione a penna del titolo del film di provenienza. La copertina sembra strana e, infatti, è stata stampata artigianalmente, le scritte sono decisamente poco leggibili. Apro la confezione ed ecco il capolavoro. Sul disco c’è stampata la copertina con al centro la scritta Copia noleggio. Hanno usato lo scanner e masterizzato un dvd di una videoteca (Blockbuster presumibilmente). Giro il disco e, come volevasi dimostrare, il colore del retro è blu/viola, tipico dei dvd vergini, colore che ha poco a che fare con il grigiastro dei dischi originali. Morale della favola? Pacco!

E questo post è stato scritto con un piacevolissimo sottofondo musicale. Stasera Bob Dylan ha cantato e suonato per me e solo per me. Contribuendo in maniera decisa a fomentare la mia voglia di carefree; no, non è voglia di assorbenti carefree comfort, non sono ancora diventato signorina. Intendevo spensieratezza.

A proposito, donne, ma gli assorbenti con le ali sono prodotto dalla Red Bull? Risus abundat in ore stultorum.

Cos’ times are gonna change
Changing all the time
Sono qui
Col sorriso che si tende, fino a te


Zucchero - I tempi cambieranno, Bluesugar

Ripensandoci…

…qualcosa posso pur scriverla, non studio certo 24 ore su 24.Poco fa riflettevo sul fatto di dover sostenere questa prova scritta di Analisi tra soli 4 giorni. Riflettevo soprattutto sullo stato di tensione e ansia che mi assale da circa 11 ore, ossia da quando il prof. ci ha comunicato la decisione. Per tutto il resto della giornata non ho pensato ad altro. Non alla prova in sé, ma alla tensione che ho dentro.

Di seguito la riflessione che operavo. Ai tempi della scuola (che poi sarebbe fino a Luglio scorso, esame incluso, ma fa figo dirlo come se fosse passata un’eternità), sconfiggevo totalmente ogni tensione ascoltando una playlist casuale dettata dallo stato d’animo. Casuale perché non voluta, pensata, ricercata, ma inevitabilmente la playlist era sempre uguale o molto simile.

Da Pink Moon a A day in the life, da Big yellow taxi a Good night, da Somewhere over the rainbow a Don’t let me be misunderstood, Change the world e tante altre. Approdo finale la solita, vecchia, cara, instancabile, indimenticabile Blackbird, alle volte meglio se si trattava della mia interpretazione.

Dunque mi chiedevo: perché non farlo anche adesso? Non ho mai capito se è merito di alcune canzoni e dei rispettivi artisti oppure della mia emozionante passione per la musica, quando un ascolto mi dona un’incredibile serenità. Indagherò.

Links: Ptohografer’s life/Musica: Martha my dear

Come al mio solito, dimentico tutto il percorso, ma alla fine l’importante (in questo caso) è il punto d’arrivo.
Dunque, durante un’esplorazione della blogosfera italiana sono arrivato su Photographer’s Life. Oltre ad aver notato che si tratta di un blog molto interessante, e non lo dico per arruffianarmi il blogger di turno ma per reale ammirazione, la mia attenzione è ricaduta su un video di YouTube scoperto dal blogger e gentilmente condiviso con la rete. Il 46enne americano troubleclef è decisamente portato per la chitarra. Non so cosa faccia nella vita, ma so per certo che è un ottimo chitarrista.
A prima vista (e primo ascolto), il mio occhio (e il mio orecchio) si è soffermato su Love of my life dei Queen, Andmoreagain dei magnifici Love, Bohemian Rhapsody e Martha my dear dei Beatles. Ho molto apprezzato proprio quest’ultima, di conseguenza la ospito nel mio blog.

Assenze, ritorni, impegni, novità, addii.

I miei pochi, ma sempre fedelissimi, lettori potrebbero aver notato un po’ di discontinuità creativa e una certa frettolosità, brevità dei post. Il titolo del post vuole enunciare le cause e gli avvenimenti recenti e/o in corso.

Tra il passato e il futuro si pone sempre il presente e così gli studi cominciano a pressare e pesare, nonostante sia pienamente convinto della scelta che ho fatto (a breve sarò ufficialmente una matricola). Conseguenza ovvia è un minor tempo a disposizione, da distribuire preferenzialmente per le svariate faccende di routine; per adesso, è il mio caro blog, cui tengo davvero molto, a pagarne le maggiori spese, con post brevi, distanziati nel corso di due o tre giorni, poco elaborati e privi della mia personale e consueta passione di porre in parole pensieri, idee e quant’altro ritengo interessante, potenzialmente per lo meno. Assenze e impegni.

La vita universitaria porta con sé tanti altri aspetti positivi, tra cui meritano menzione nuovi stimoli e nuove conoscenze, magari presto nuove amicizie (senza mettere da parte le vecchie, ovviamente). Novità.

E tra gli stimoli non bisogna considerare solo quelli relativi al futuro studentesco e più in là (ma molto più in là, proprio tanto) professionale. C’è sempre qualche vecchio proposito ricoperto di polvere, accantonato in un angolo non illuminato per quello che doveva essere solo un momento, momento che come sempre dura un’eternità. E allora, forse, potrebbe essere l’occasione buona per rispolverare il vecchio pallino, un chiodo fisso messo da parte ma mai tramontato in maniera definitiva. In attesa di un deciso e decisivo impulso di creatività, non perdo tempo e do vita alla prima demo. Chissà, forse stavolta (e qui bisognerebbe contare tutte le volte in cui ho pensato e detto la stessa cosa) si tratta dell’occasione giusta per prendere carta e penna e rifinire un pugno di note. Ritorni.

Resta un solo punto da chiarire, gli Addii. Sospeso tra la vita e la morte, ogni giorno un’agonia, quando anche il gesto più semplice diventa difficoltoso, doloroso, estenuante. Movimenti impacciati, lucidità alterna, voce impastata, crisi di nervi indotti da un’evidentemente ormai cosciente condizione di prossimità della fine. Tutto questo assente fino a due mesi fa, ma facilmente immaginabile da tempo. Questa volta, però, il tempo mi è stato amico, mi ha dato l’opportunità di prepararmi all‘inesorabile per eccellenza, concedendomi di vivere una situazione così spiacevole con più serenità. Eppure, ora che i giorni si superano con fatica e angoscia, mi rendo conto di non essere poi così sereno come credevo. Quando andrà via soffrirò più di quanto avessi pensato. Ho capito che in fin dei conti non sono capace di stringere il cuore, non io, non adesso.

Per coinciliare questo miscuglio di emozioni contrastanti voglio condividere con i miei lettori (questa espressione mi ricorda vagamente il Calvino di Se una notte di inverno un viaggiatore) una canzone cui sono molto legato.
Si tratta di una canzone degli intramontabili Beatles, sì, sempre quei quattro di Liverpool che mi hanno cambiato la vita. La canzone in questione è I’ll follow the sun, dall’album Beatles for sale, 1964, album che molti considerano come il più scadente dei Fab Four. Su YouTube ho trovato un simpatico cartone animato, in inglese, avente come colonna sonora proprio la suddetta canzone. [Leggi il testo]