Non ho voglia di commentare il confronto televisivo di ieri sera, anche perchè non l’ho seguito tutto, più che altro per sfiducia. Riporto
qualche dato presente sul portale del quotidiano
La Repubblica, secondo cui “il primo round del faccia a faccia tra il Presidente del Consiglio ed il Professore è stato vinto da Prodi, 50 contro 44%. Insomma, Prodi a + 6 da Berlusconi e con una differenza maggiore rispetto allo scarto esistente oggi tra le due coalizioni, che è di 4.3 punti. […] Berlusconi vince tra i maschi, tra gli anziani e tra coloro i quali hanno un titolo di studio basso, mentre il Professore è stato apprezzato maggiormente dalle donne, dai giovani e da quelli che hanno il diploma o la laurea. Quindi, da questi dati è già chiaro come i due leaders si posizionano in segmenti elettorali completamente diversi ed ognuno è forte in specifici target.”
Oggettivamente, Berlusconi è dotato di un carisma notevolmente superiore rispetto al rivale Prodi. Tuttavia, ieri sera il Premier è apparso [e non credo solo ai miei occhi] decisamente nervoso, contro l’assoluta pacatezza di Prodi, in uno stato quasi di atarassia.
Il Presidente del Consiglio si è dimostrato ancora una volta campione incontrastato di mirror climbing: è un primato di cui difficilmente sarà privato. Tralascio la quantità industriale di affermazioni “bislacche”, dati rimaneggiati al momento e, soprattutto, il tempo (quasi tutto il tempo a sua disposizione) che ha sprecato nell’accusare Prodi e la sinistra.
Non fraintedete, non sono un supporter di Prodi, ma tant’è, se potessi votare sceglierei il male minore: Prodi, appunto. Preferirei votare qualcun altro, un Veltroni o un Fassino, ma il leader è lui.
La cosa che mi deprime è che, considerato il confronto di ieri e le reazioni di oggi, sono sempre più convinto che Berlusconi vincerà le elezioni, e non oso immaginare che sarà dell’Italia dopo 10 anni di governo Berlusconi, perché dubito fortemente che gli eventuali prossimi 5 anni di governo differiscano in maniera sostanziale da questi 5 passati. Ahinoi, tempi duri.