Liferea: il fascino del feed

Devo ammetterlo, un feedreader ti cambia la vita: quella di blogger si intende.

 

Ho sempre utilizzato i LiveBookmarks di Firefox per seguire quotidiani, un paio di blog e qualche sito interessante. La mia blogroll, invece, è sempre stata restia all’uso dei feed, men che meno all’uso di un feed reader vero e proprio. Tant’è che dopo un brevissimo periodo di prova, ho deciso che di un feed reader non avevo bisogno.

 

Tuttavia le cose cambiano col tempo. Stanco di aprire dalle 5 alle 15 schede per volta? Sì. Stanco di dover aspettare il caricamento di pagine e pagine per poi scoprire che il blog di turno non è aggiornato dal 15 maggio? Decisamente. Ecco peché un feed reader mi fa comodo ed ecco perché Liferea mi è subito tornato in mente.

 

sudo apt-get install liferea

 

e Liferea è pronto per l’uso (tu sia benedetto, apt-get).

 

Liferea: Linux Feed ReaderLiferea sta per Linux Feed Reader, naturalmente open source e dall’aspetto minimal-gradevole tipico del software per Gtk/Gnome . È un po’ come scoprire l’acqua calda o accorgersi di about:mozilla (solo per Firefox users), ma la semplicità di configurazione (ho dovuto configurare qualcosa?), di gestione dei feed e di consultazione degli stessi è estrema. Ma perché utilizzare un feed reader quando con n browser faccio le stesse operazioni? Perché in questo modo i tempi si dimezzano. Non si ha bisogno di caricare un’intera pagina con tutti gli oggetti presenti, ma solo il testo degli articoli, puro e semplice. Sta poi all’autore del feed decidere se utilizzare un feed completo o ridotto, più che altro dipende da esigenze personali (ho una certa preferenza nel leggere i feed completi).

In base alle proprie preferenze si sceglie se aprire i link (del post e dei riferimenti in esso presenti) nel proprio browser o all’interno dello stesso Lifera. La seconda, si rivela una scelta consigliata per facilitare l’inserimento di commenti.

A chi ancora non ne utilizzasse uno, consiglio vivamente di cominciare a farlo, perché l’us di un feed reader è diventato essenziale già da alcuni anni e dopo due settimane di utilizzo non riesco a capacitarmi di come abbia “vissuto” senza per tutto questo tempo.

 

Benvenuti nel futuro

Ubuntu 7.10 è arrivato. Il Pinguino oggi diventa più forte. Benvenuto Gutsy e benvenuti nel futuro :)

Domani si aggiorna.

Sito ufficiale di Ubuntu

Dell chiAma Linux

fonte: Zeus News, Punto Informatico

Dell chiese: Linux?
E Linux fu.

Le speranze degli utenti Linux sembrano concretizzarsi. Pare infatti che Dell, il più grande produttore di computer (fonte IDC) sia pronta a mettere sul mercato desktop e laptop con installate distribuzioni Linux. Il sondaggio lanciato ad inizio mese sembra aver sortito un certo effetto. I risultati parlano chiaro:

  • More than 70% of survey respondents said they would use a Dell system with a Linux operating system for both home and office use.
  • Survey respondents indicated they want a selection of notebook and desktop offerings.
  • Majority of survey respondents said that existing community-based support forums would meet their technical support needs for a tested and validated Linux operating system on a Dell system.
  • Survey respondents indicated that improved hardware support for Linux is as important as the distribution(s) offered.

Nessuna dichiarazione,invece, sulle distribuzioni che saranno adottate, ma certamente occorre considerare che l’utenza è orientata maggiormente verso Ubuntu (di cui è in uscita la versione 7.04, il 7 Aprile appunto) e Fedora. Per Dell, l’ostacolo più difficile da superare è il supporto da fornire all’utenza, come sottolinea Punto Informatico; tuttavia, i risultati del sondaggio (punto 3) evidenziano che la maggioranza degli utenti dichiara di trovare più che sufficiente l’assistenza fornita dalle comunità che ruotano intorno alle varie distribuzioni. In base a questi risultati, Dell può permettersi di risparmiare una sostanziosa cifra da investire sulla ri-formazione del personale che fornisce assistenza ai clienti.

Si tratta di un importantissimo passo in avanti verso la tanto auspicata migrazione di massa al software libero. L’augurio è che il tutto non si perda in una bolla di sapone e che il mio primo notebook (immagino di comprarne uno tra qualche anno) abbia un bollino con il logo di Ubuntu.

La domanda che mi sorge spontanea è la seguente: ma un desktop/notebook con Linux preinstallato costerà meno del corrispondente Windows? C’è da pensare.

Torino e Linux

fonte: Punto Informatico.itUn motivo in più per amare la città di Torino e l’open source.

Il 31 Marzo, a Settimo Torinese, i membri del GNU Linux User Group di Torino organizzano il Linux Installation Party.

Nella Biblioteca Multimediale di Settimo Torinese, utenti inesperti avranno la possibilità di essere aiutati nell’installazione di una distribuzione di Linux e chiedere informazioni e spiegazioni sul software libero.

Bella iniziativa, fosse a Napoli ci andrei.

Disinformazione dilagante: ecco perché Vista non è rivoluzionario

Sono 3 giorni che non si parla d’altro. Vista, successore di Windows Xp, è disponibile nei negozi anche per i privati (le aziende hanno potuto acquistarlo già a dicembre), dopo 5 anni di sviluppo.Nella maggior parte dei casi, quotidiani e siti internet continuano a ripetere le stesse parole, le stesse frasi, senza aggiungere nulla di interessante e/o rilevante, ma limitandosi a commentare aridamente la rivoluzione portata da Windows Vista. Ma questa rivoluzione dov’è?

Mettiamo subito le cose in chiaro. Di rivoluzionario, Vista non ha nulla. Direi, invece, che l’ultimo nato in casa Microsoft sia innovativo in ambiente Windows, niente di più.
Il punto di forza, a quanto si legge, consiste nell’interfaccia grafica Aero, perché si sa, l’occhio vuole la sua parte e dunque le altre caratteristiche vengono messe in secondo piano o peggio ignorate.

Su Qn, quotidiano diretto da Xavier Jacobelli, un articolo dedicato a Vista si apre con “Le ‘finestre’ sono diventate translucide e si muovono in modo fluido sul desktop“.
Rai News, Corriere.it, TgCom e tanti altri ripetono all’unisono al stessa pappetta, con in testa la formula magica: finestre 3D. Tuttavia, gli effetti grafici di Vista sono una novità solo per Microsoft, gradevole, stupefacente, d’accordo, ma di nuovo non c’è nulla. Aero non porta nulla di così significativo rispetto a quanto già visto da tempo su Mac e da alcuni anni sulle distribuzioni Linux. Se non vedo non credo? Il prode YouTube mi viene in aiuto: 1 2 3 4 5 6 7

La sicurezza di Vista era già stata messa fortemente in dubbio dall’annuncio da parte di Microsoft di un Service Pack, che sarà rilasciato entro il primo anno, a testimonianza del fatto che nonostante i 5 anni di sviluppo, già in fase di beta testing sono stati riscontrate falle di sicurezza. Inoltre, in breve tempo sono balzate subito notizie del genere.

L’elemento realmente significativo lo si legge in questo articolo di Repubblica, da cui cito:

Contenuti digitali blindati. Windows Vista conterrà lo stato dell’arte dei sistemi di protezione dei contenuti digitali richiesto dalla major della musica e del cinema. Ciò significa che sarà molto difficile riprodurre sul computer o copiare contenuti, come CD musicali, DVD o i nuovi dischi ad alta definzione HD-DVD e Blu Ray, non originali. In particolare il nuovo sistema di Microsoft conterrà un set di tecnologie chiamate Output Protection Management, che, attraverso un complesso meccanismo di verifiche, possono inibire del tutto o peggiorare la qualità dei contenti audio e video riprodotti sul sistema. Se, ad esempio, si cerca di registrare attraverso il Media Center di Vista un contenuto ad alta definizione protetto, il sistema potrebbe inibire del tutto la riproduzione del contenuto o eseguire un cosiddetto downscaling, ossia riprodurre il contenuto a definizione standard. Ma c’è dell’altro. Vista esegue anche una verifica sull’hardware con cui è equipaggiato il PC, dalle schede grafiche ai monitor: se uno solo di essi non rispettase gli standard di protezione richiesti dalle major e implementati in Vista, oppure risultasse manomesso o modificato, il contenuto non sarà riprodotto come desiderato, anche se del tutto originale.

A mio avviso, si tratta di una protezione allucinante. L’utente ha moltissime probabilità di non poter usufruire di supporti regolarmente acquistati, quali album o film, tanto per fare un esempio. Inoltre Vista costringe ad un aggiornamento hardware consistente, cause requisiti consigliati molto elevati: in parole povere, per avere Vista (il cui prezzo oscilla tra i 300 e i 600€) bisogna equipaggiarsi di hardware adeguato, il che significa spendere altri soldi.

Essendo un videogiocatore, non posso astenermi dall’esprimere il disappunto per l’incompatibilità con quasi tutti i software precedenti, videogiochi compresi, e soprattutto per il mancato supporto delle Directx 10 per Windows Xp. Insomma, se volessi acquistare un gioco di nuova generazione, per usarlo devo avere Windows Vista, oppure puntare sulle console (che non ho mai posseduto, se si esclude lo Snes).

Nel frattempo, infuria la battaglia tra sostenitori di Windows e sostenitori di Linux. Battaglia patetica e inutile, ognuno sceglie il sistema operativo che più gradisce. Personalmente, ad oggi, uso per lo più Ubuntu 6.10, ma conservo una partizione dell’hard disk per Windows Xp, che continua ad essermi utile. Uso entrambi e sto bene, non comincerò una crociata anti-Vista, ma al massimo una campagna pro-Linux.

Che altro aggiungere. Ad ognuno la sua scelta, ma io ci penserei più di una volta.

Link utili:
Esce Vista, che fare? di Paolo Attivissmo
Vista visto da BBC, TSI e da Repubblica, di Paolo Attivissimo
Perdersi (di) Vista, di Dodi Casella, Zeus News
Hasta la Vista, baby!, di Michele Bottari, Zeus News

Ubuntu life

Sono passate due settimane da quando, sinteticamente, ho annunciato il passaggio ad Ubuntu 6.10, Edgy Eft per gli amici.

Ebbene, dopo alcune peripezie, stress pre-Analisi e un po’ di pratica, posso finalmente consigliare l’uso di questo sistema operativo, che finora non mi fa rimpiangere Windows (che ho istallato su un’altra partizione dell’hard disk).Installazione semplice e rapida (non si può dire lo stesso per la configurazione della scheda video e dell’audio), avvio del sistema veloce, più intuitivo per certi versi, meglio strutturato. Insomma, Ubuntu si presenta come un sistema snello, slanciato.

Navigo in internet con Firefox 2.0, consulto la posta con Evolution, scrivo con OpenOffice, ascolto musica con Rhythmbox, comunico con Mercury Messenger e Gaim, oltre che con Skype, scarico file con Nicotine. Ogni aggiornamento viene notificato appena è disponibile, con una frequenza più che ottima, e se ho bisogno di nuove applicazioni, per la maggior parte, le scarico ed installo tramite l’ottimo Gestore di pacchetti.

Mi trovo bene, benissimo direi, solo qualche problema irrisolto con la webcam (che pare sia l’unica webcam Logitech a non funzionare su Linux) e con i programmi di messaggistica istantanea; nulla che non si possa risolvere, sembra.

E adesso che ho trovato casa su Ubuntu, credo sia impossibile che acquisti Windows Vista, che tra l’altro consiglio di evitare per svariati motivi, tra cui l’incompatibilità con quasi tutto il software preesistente.

Il primo impatto è tutt’altro che disastroso, ma occorre qualche giorno per ambientarsi e prendere confidenza con il terminale e il suo flessibile utilizzo. Continuo a pensare, però, che Ubuntu non sia un sistema adatto a tutti, come la community sostiene, ma che anzi sia un sistema operativo per chi è stanco di Windows ma è disposto ad imparare numerose operazioni estranee all’ambiente Microsoft. Il sogno di distribuzioni (ossia i svariati sistemi operativi basati sul kernel Linux) facilissime da usare e intuitive per qualsiasi tipo di utente è ancora lontano, a mio avviso.

Se c’è qualcuno desideroso di sbarazzarsi di Windows e provare qualcosa di nuovo e al contempo estremamente soddisfacente, beh, Ubuntu è la soluzione ideale, un ottimo compromesso da semplicità d’uso e qualità.

Monaco sviluppa una distribuzione propria di Linux

fonte: Punto Informatico

Monaco partorisce il suo Linux

«Monaco di Baviera - Dopo un travaglio durato quasi due anni, il Comune di Monaco di Baviera ha dato alla luce una propria versione di Linux da utilizzare in alternativa a Windows. Questo evento segna anche l’avvio della preannunciata migrazione al software open source, a cui la città tedesca si sta preparando dal 2003. […]
Negli scorsi giorni Linux è stato installato sui primi 100 computer desktop del Comune d’oltralpe, a cui entro la fine dell’anno se ne aggiungeranno altrettanti. I responsabili del progetto contano di completare la migrazione per la fine del 2008, una data entro cui Linux e OpenOffice dovrebbero girare sull’80% di tutti i PC desktop dell’amministrazione pubblica di Monaco.
Secondo Florian Schiessl, responsabile del progetto LiMux, una completa migrazione al software open source è oggi ancora “irrealistica”.»

Leggendo questo interessante articolo, che ad ogni modo non è tutto rosa e fiori, mi chiedevo se una cosa del genere potesse accadere anche in Italia.
Il Comune di Monaco di Baviera, già da qualche anno, ha progettato di sostituire il sistema operativo istallato sui computer dell’amministrazione pubblica (Windows e Mac OS) con una distribuzione personalizzata di Linux. L’iniziativa è sicuramente lodevole e degna di molta attenzione, pur procedendo a rilento rispetto ai tempi previsti e non essendo interamente realizzabile per i motivi illustrati nell’articolo.

Dunque, mi chiedevo se fosse possibile anche nel Bel Paese una soluzione di questo tipo. Perché? Mi sembrano ovvie due ragioni e probabilmente ce ne sono delle altre che non ho considerato o che ho distrattamente tralasciato:

  1. In primo luogo, lo sviluppo di una distro personalizzata di Linux, pur comportando ovviamente dei costi di realizzazione, produce un ritorno economico in termini di risparmio. Senza ombra di dubbio, i bilanci di competenza avrebbero una boccata d’ossigeno dovuta al taglio dei costi non indifferenti di acquisto/aggiornamento dei sistemi operativi d’uso comune e dei pacchetti di applicazioni “da ufficio”. Utilizzare Linux e OpenOffice potrebbe essere una mossa in principio rischiosa, azzardata, data la presumibile diffidenza (e incompetenza) nei confronti dell’ambiente Linux; ma guardando più in là, verso un futuro prossimo, ci si renderebbe facilmente conto che il risparmio non è affatto trascurabile.
  2. In secondo luogo, la stabilità di Linux e derivati potrebbe migliorare i servizi, spesso interrotti o prolungati da malfunzionamenti e da improvvisi quanto famosi errori di sistema tipici di Windows. Senza contare che un problema in meno lenisce la frustrazione di chi si trova a lavorare con un sistema che si “impalla” una volta sì e l’altra pure.

Ma volendo essere realisti, quante possibilità ci sono che un progetto del genere possa essere considerato da un governo (penso in grande, non mi accontento delle amministrazioni locali!) italiano? A malinquore rispondo “meno che pochissime”.
C’è qualcuno che può contraddirmi? Qualcuno si faccia avanti, ve ne prego.