Dopo innumerevoli peripezie, finalmente con l’aiuto del mio prode fratello siamo riusciti ad istallare, configurare e far funzionare correttamente la nostra piccola rete wireless! Due computer collegati contemporaneamente ad internet attraverso un gran pezzo di hardware: Netgear DG834GIT. Il kit comprende:
- Router modem wireless ADSL2+ a 54Mbps
- Adattatore di rete USB 2.0
In momenti come questi mi sento molto telecomunicativo ![]()
Prossimo passo: Ubuntu!
Ah, quando ho detto di avere la sensazione di non farcela, non mi riferivo ai cambiamenti tecnologici, eh.
«Roma - A ridosso di una settimana di fuoco, ieri in serata i rumors si sono concretizzati: Google ha confermato l’acquisto di YouTube per 1,65 miliardi di dollari. Una notizia attesa dai media che in questi giorni, dal Wall Street Journal al Washington Post, hanno fatto a gara per raccontare la tremebonda attesa degli analisti e del mercato per una notizia che era nell’aria.
[…]L’acquisto offre soprattutto a Google la possibilità di recuperare posizioni in un settore, quello del multimedia e dell’IPTV, in cui è rimasto indietro perdendo posizioni non solo rispetto al suo nuovo acquisto ma anche da MySpace Videos, l’area video del celebre portale di Murdoch.
Ora tutto cambia e bisognerà vedere come i grandi rivali di BigG, in primis Microsoft e Yahoo!, reagiranno al “colpaccio” messo a punto dagli strateghi del Googleplex.»
Dove vuole arrivare la grande G(oogle)?
Dopo 8 anni di vita, il miglior motore di ricerca della rete sta costruendo passo dopo passo un monopolio di gigantesche proporzioni. Non appena corre una nuona “moda del web”, Google passa e fa terra bruciata intorno a sé.
Dopo i grandi acquisti di Pyra Labs (creatori di Blogger), Picasa (da Idealab), Keyhole (Google Earth) dopo il lancio di Google News, Google Talk e tanti altri, Google acquista YouTube, non pago dei risultati ottenuti con il proprio Google video. Come si legge anche nell’articolo di Punto Informatico, il colosso di Mountain View non è riuscito nel suo intento di scalzare i rivali nel settore dell’IPTV, in primis il neo-acquisto e MySpace Videos; per ovviare a questo insuccesso, la società fondata da quei due geniacci di Larry Page e Sergey Brin ha deciso di risolvere il problema alla radice, rilevando l’antagonista nel settore multimedia. Una mossa che farà impazzire la borsa e gli analisti di mercato, con tanto piacere degli azionisti di Google.
L’impero continua ad espandersi e ci si chiede, in effetti, quale sia l’obiettivo di Google, o meglio, quale sia l’obiettivo finale, poiché è ormai chiara la volontà di arraffare quanto più è possibile. Tempo fa, voci insistenti e insistentemente smentite, parlavano di un Google Pc, più precisamente di un sistema operativo lanciato sul mercato per sbaragliare l’eterno rivale Microsoft; una indiscrezione che aveva reso felice molti Google fans e che non è poi così assurda, magari in futuro…
Adesso verrebbe da chiedersi quale sarà la prossima mossa, il prossimo acquisto, il prossimo ad essere fagocitato. Si accettano scommesse.
Segnalo inoltre:
Monopolio Google, di Luigi Saggese, Zeus News
Google Gadgets, di Riccardo Valerio, Zeus News
Link utili:
YouTube
Google Video
MySpace Videos
Google Gadgets
“Google compra YouTube” da Punto Informatico
fonte Punto Informatico
Redmond (USA) - Microsoft ha confermato l’esistenza di numerosi progetti per Zune, il lettore multimediale pensato per competere direttamente con iPod di Apple. Una conferma che mette fine ai rumors che nelle ultime settimane si sono rincorsi su mezza Internet.
In effetti ci si chiedeva come mai Gates & co. lasciassero campo libero al rivale Steve Jobs e la sua Apple e a tutti gli altri colossi del settore. Ora arrivano le conferme da Redmond: piatto ricco mi ci ficco.
Zune sarà un lettore multimediale (già , perché oramai da tempo non si parla più di semplici lettori mp3) in grado di interagire con Windows, X-Box e palmari con sistema operativo Windows. Caratteristica fondamentale sarà la possibilità di connessione tramite standard 802.11g: per farla breve si tratta di Wi-Fi.
Il progetto Zune non prevede solo un lettore multimediale, ma si ispirerà al sistema Apple in tutto e per tutto per meglio competere con il leader (in quanto a vendite e popolarità ) del mercato: Social Network e File Sharing. Inoltre, c’è da aspettarsi da parte di Microsoft qualcosa di molto simile ad iLife di Apple.
Una nota critica a fondo pagina. Sul portale Excite, si legge quanto segue:
fonte Excite.it
L’iPod ha ufficialmente il suo rivale.
Era da settimane che in rete si faceva un gran parlare del lettore mp3 di casa Microsoft, destinato ad invadere il mercato dal prossimo inverno per contrastare il monopolio di Steve Jobs e del suo iPod.
Triste constatare l’ignoranza in materia. L’iPod ha di fronte a sé un gran numero di rivali in fatto di qualità audio. D’accordo sulla popolarità del lettore di casa Apple, ma non si dica che non esistano rivali altrettanto famosi e soprattutto competitivi, in alcuni casi superiori.
Parlo dei prodotti Creative, azienda leader nel settore audio da svariati anni, e il diretto concorrento di Apple in quanto a strategia di marketing. Creative offre prodotti qualitativamente pari o superiori ai più popolari iPod, praticando prezzi più bassi. Come non citare i lettori iRiver e gli straordinari iAudio, che in fatto di qualità audio non hanno nessun rivale degno di competere, al momento.
Apple ha diversi rivali e molto competitivi, se non superiori in fatto di qualità audio.
Aggiornamento 15/12/07: questo post non rispecchia più la mia idea in fatto di energia rinnovabile e soluzioni energetiche. All’attuale condizione tecnologica ed economica, de facto, investire sul nucleare è l’unica soluzione realmente concreta. Â
“H2PIA è una città nella quale gli abitanti producono da soli l’energia che consumano, una comunità di individui che vivono di idrogeno e che dividono spazi comuni nei quali creano, immagazzinano e consumano energia pulita e rinnovabile. H2PIA è la prima città al mondo interamente ad idrogeno, un’isola felice, e anche un progetto da realizzare. Un’utopia? Sembrerebbe di no: la costruzione di questa città prenderà il via nel 2007 in Danimarca ma il luogo esatto è ancora da decidere. […]
Il centro nevralgico della città è H2PIA Public. Immediatamente fuori dal centro urbano vengono posizionati pannelli solari e turbine a vento che forniscono energia ed idrogeno per la città . L’energia rinnovabile, solare ed eolica, viene distribuita direttamente agli abitanti. Quella in eccesso viene immagazzinata per essere poi trasformata in idrogeno quando sole e vento scarseggiano. Public è proprio il luogo dove avviene questa trasformazione, è lo svincolo per l’acquisto, la produzione e la distribuzione di idrogeno ed energia. Contiene una centrale di riscaldamento combinato e un impianto di produzione elettrica fatto di celle a combustibile. Qui è possibile anche fare il pieno di idrogeno per le automobili che sfruttano l’impianto a fuel cell. Altro luogo importante della città è H2PIA Share dove si trovano negozi, uffici pubblici e aree di ricreazione. Rappresenta il borgo della città , il villaggio commerciale. […]
Dietro al progetto di H2PIA si nasconde un team di giovani aziende e di istituzioni danesi che condivide una visione comune di società . Una società basata sul principio di libertà , dove gli abitanti non dipendano dal petrolio, e si servano di energia pulita, ovvero l’idrogeno è prodotto da sole e vento.“
Interessante, senza dubbio. Entusiasmante per certi versi; scoraggiante per altri.
Le fonti di energia pulita di cui fruirebbe la cittadina di H2pia sono, infatti, una realtà concreta già da un po’ di anni. Effettivamente, il costo dei pannelli fotovoltaici è ancora troppo elevato rispetto al guadagno, e un singolo privato, generalmente, non ha interesse alcuno a investire cifre del genere. Ma la questione su cui vorrei riflettere è un’altra.Le fonti rinnovaibili pulite esistono, sono state individuate, sono state in minima parte sfruttate, sono state collaudate. E allora? Che aspettiamo?
Sarà l’idealismo proprio della tardo-adolescenza, ma non sopporto l’idea che non si possa investire in ricerche e realizzazioni sulle fonti rinnovabili, perché i colossi del petrolio crollerebbero. Mi rendo conto che le leggi del mercato impongono una situazione del genere, e che queste battaglie da Novella 2000 sono insignificanti quanto patetiche, ma in fin dei conti noi mediocri abbiamo ragione.
I consumatori sono sempre sul rischio di collassare, tra crisi in Medioriente, crisi sudamericana, risorse in esaurimento, e il resto delle cause le lascio a chi di competenza. Le opportunità di voltare pagina esistono, sono ad un passo dalla concretezza, ma dobbiamo fare da spettatori coinvolti (fino al collo) nel kolossal intitolato “Addio petrolio” finché non apparirà la fatidica scritta “The end”.
H2pia è, a mio avviso, con tutta probabilità , un’altra di quelle incredibili iniziative che si propongono di cambiare il mondo, destinate puntualemente a cadere nel dimenticatoio in brevissimo tempo; un po’ come le auto ad idrogeno, o il più recente biodiesel (altro spettattore del film). Lodevole, interessante, azzardo rivoluzionario, questo progetto non produrrà alcun effetto, né in Europa né oltreoceano, né in Italia, Paese in cui c’è gente che si oppone all’eolico perché deturperebbe l’ambiente, la più ridicola e patetica delle scuse.
Non sono un economista, né un sociologo, né un esperto di energia fotovoltaica, eolica o quant’altro, ma serve poco per capire che se non si investe in qualcosa di concreto la situazione globale si complicheà enormemente. Convertire completamente l’energia al momento utilizzata non è certo impresa facile né poco costosa, ma (e qui potrei spararla grossa) raggiungere quota 30% di energia rinnovabile in Italia entro (la butto a caso) il 2011, sarebbe un buon passo in avanti. Con l’aiuto di Santa Wikipedia snocciolo qualche dato.
Il 70.5% del fabbisogno di energia elettrica dell’Italia è ricoperto dalle centrali termoelettriche, che bruciano combustibili fossili, la maggior parte dei quali importati dall’estero. Le fonti rinnovabili di energia, vale a dire droelettrica, geotermica, eolica e fotovoltaica ricoprono il 16% del fabbisogno, il restante 13% è ricoperto da energia importata in maniera diretta dall’estero.
Oltre il 50% delle centrali termoelettriche sono alimentate da gas naturale, il resto è alimentato da derivati del petrolio, carbone e in minima parte da gas derivati.
Tra le fonti rinnovabili “predomina” l’idroelettrico, scarseggia il geotermico (Toscana) e sono irrisorie le percentuali di energia eolica e solare, al di sotto dell’1%. Con alcune difficoltà prendono piede i termovalorizzatori, che producono energia attraverso la combustione dei rifiuti (urbani o industriali).
Dato quanto mai scioccante è che L’Italia è il primo paese al mondo per importazione di energia elettrica (fonte dati IEA Key World Energy Statistics 2005. “Tale importazione avviene da quasi tutti i paesi confinanti, anche se l’aliquota maggiore è quella proveniente dalla Francia e, a seguire, dalla Svizzera.” E ancora “Buona parte di questa energia (in particolare gran parte di quella “francese”) viene prodotta con centrali nucleari.” Infine “Considerando sia i combustibili che l’energia elettrica importata, l’Italia dipende dall’estero per l’82% della propria energia elettrica”.
Eolico e solare non ricoprono neppure l’1% del fabbisogno energetico italiano. Praticamente, azzardo ancora, in Italia non esistono, o almeno se non ci fossero non ne sentiremmo la mancanza. Non desidero neanche lontanamente entrare con questo post nel merito della questione economica riguardo ai costi dei combustibili, dell’energia importata, della manutenzione degli impianti. A dire il vero non ho ben chiaro dove voglio arrivare. Ah sì, al fatto che noi non produciamo energia pulita, e che l’unica soluzione proposta (da un numero esiguo di persone) è il nucleare, una soluzione ormai obsoleta, sia per il costo del materiale fissile (che tra le altre cose è in esaurimento se non erro) sia per l’elevato rischio sismico del territorio italiano, che non consente la pianificazione di una centrale nucleare. E se da quasi 20 anni non si costruiscono più centrali nucleari nel mondo, un motivo ci sarà , e non è certo esclusivamente per il disastro di Chernobyl.
Mi accorgo che partendo da una notizia mi sono perso in un volo pindarico di discrete proporzioni e che questo post, di fatto, risulta essere confuso e male impostato. Più che altro, si tratta di una riflessione che volevo condividere, sperando in qualche replica illuminante.
Il succo è: per passare dal futuribile al concreto, quanto tempo occorre? Dobbiamo realmente attendere la fine dell’età del petrolio?
E il benzinaio stamattina segnava 1.42€/litro.
